Bobo Rondelli, genio e sregolatezza

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Sul palco del live club All’1&35circa di Cantù, lunedì 13 gennaio, alle 21, è il turno dell’eclettico Bobo Rondelli, artista livornese tutto genio e sregolatezza che ha da poco pubblicato Famous Local Singer, un lavoro ritmico e poetico e registrato nella sua Toscana. La carriera discografica di Rondelli, concittadino di illustri colleghi come Piero Ciampi e Nada, inizia nel 1993 grazie all’incontro con Pirelli, produttore dei Litfiba; la Emi Music produce il primo

album del suo gruppo, gli Ottavo Padiglione, e al primo successo ne segue subito un altro.
Tocca così a un’altra major, la Universal Music, occuparsi di Fuori Posto, un lavoro dai toni molto pungenti, ironici e sprezzanti, tipici del personaggio. Dopo l’album Disperati, Intellettuali Ubriaconi, prodotto e arrangiato nel 2003 da Stefano Bollani, nel 2009 esce L’uomo che aveva picchiato la testa, film su Rondelli diretto da Paolo Virzì, con aneddoti degli amici e l’oltraggio dei nemici in un ritratto al vetriolo, un vero e proprio tuffo nello humour toscano con incursioni di comici e musicisti come Migone, Riondino e il già citato Bollani. La pellicola anticipa di soli pochi mesi Per amor del cielo, album finalista all’edizione del Premio Tenco 2010. Dopo una lunga stagione concertistica, il 25 ottobre 2011 vede la luce un nuovo disco intitolato L’ora dell’ormai, capitolo musicale che attraverso dodici brani e una poesia del meneghino Franco Loi continua a raccontare quel mondo naïf di Bobo che tutti affascina e coinvolge insieme a due illustri virtuosi, il polistrumentista Mauro Refosco e il produttore Pat Dillett. Ospite della serata Bocephus King con il suo tributo a Dylan. L’istrionico canadese sarà poi a Cantù il 27 per presentare il nuovo album Amarcord.
A sette anni dal suo ultimo disco, Carolyne Mas è tornata. Un tempo definita “la Bruce Springsteen in rosa”, Mas irrompe sulla scena musicale di New York sul finire degli anni ’70, durante gli anni d’oro del rock americano. Molti anni sono passati da allora, e oggi la sua musica oscilla dal folk al jazz, con influenze blues e soul. Il nuovo album, Across the River, dal nome di una canzone di Willie Nile, è stato concepito e registrato in Italia nella prima metà del 2013, ed è distribuito da Route 61 Music, l’etichetta fondata da Ermanno Labianca.
In questo disco tanto atteso, la Mas rivisita alcuni dei suoi precedenti successi, introducendo con orgoglio alcune composizioni inedite e interpretando canzoni scritte da vecchi amici quando l’immortale scena del Greenwich Village era dominata da artisti come Jack Hardy, Steve Forbert e il lungomare di Asbury Park era governato da eroi locali come il Boss e Southside Johnny. Per tutti gli amanti del songwriting americano, questo è un lavoro da non perdere e a tal proposito la stessa Mas ha dichiarato: «È un viaggio nel tempo, ognuna di queste canzoni ha una storia unica nel tessuto della mia vita musicale, erano una grande parte della vita di una ragazza dell’East Coast che cresce durante gli anni ’60 e gli anni ’70!». Dal vivo, lunedì 13, alle 21, al Twiggy di Varese.
Bill Toms, noto ai più come chitarra solista degli Houserockers di Joe Grushecky, torna in Italia, martedì 14 gennaio, alle 22, al Nidaba di Milano, con un nuovo lavoro solista. Pur rimanendo fedele ai paesaggi musicali del Nord America, il musicista di Pittsburg scrive testi sempre credibili che mettono in luce l’onestà di un sound che non pretende altro che di essere del sano rock ’n’ roll da periferia urbana, teso nelle chitarre e romantico nelle liriche. Particolarmente azzeccato in Memphis è l’uso del sax da parte di Phil Brontz, elemento che caratterizza i colori della sua band e li fa rendere diversi da tanti altri che bazzicano le stesse strade musicali.

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