Cultura e spettacoli

Boccaccio, maestro di novelle a Chiasso

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Il settimo centenario dello scrittore

Boccaccio autore medievale o umanista? Di fatto, è uno fra i pochi autori della letteratura italiana che abbia avuto subito e continui ad avere ampia influenza sulle principali letterature europee, testimoniata dalle traduzioni in tutte le lingue a partire dal secolo XV.
Se ne parlerà domani a Chiasso grazie al circolo “Cultura, insieme” che con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Lugano, in occasione della XIII “Settimana della Lingua italiana nel mondo”, ospita

una conferenza del professor Luigi Surdich dal titolo Giovanni Boccaccio: l’invenzione della novella e del libro di novelle.
L’appuntamento, da non mancare nel 700° anniversario della nascita dell’autore del Decameron (e nel centenario del suo maggiore studioso, Vittore Branca), è nel foyer del Cinema Teatro di Chiasso in via Dante 3/b. Ingresso libero.
«Deve cadere un tabù, va letto più Boccaccio a scuola – dice Luigi Surdich, che è professore ordinario di Letteratura italiana presso la Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova e ha pubblicato tra l’altro il volume La cornice di amore. Studi sul Boccaccio (Pisa, ETS, 1987) e la monografia Boccaccio (Bari, Laterza, 2001) – Ormai i nostri ragazzi non meritano più un Decameron censurato, e si potrebbero proporre molte più novelle nei programmi di lettura».
Curioso destino, quello di Boccaccio: l’aggettivo che ne è derivato (come “kafkiano” da Kafka) travalica la dimensione biografica e letteraria per proporsi come significato autonomo. «Boccaccio è stato un maestro nel toccare le cose più intime come la sessualità con un uso sapiente e obliquo della metafora, praticando una forte semantica dell’eufemismo attraverso la sua grande abilità di costruzione narrativa – dice Surdich – Una ricchezza espressiva che la scuola oggi deve riscoprire, e cui non hanno reso giustizia tra l’altro operazioni di “riscrittura” in italiano moderno come quella proposta anni fa da Aldo Busi».
Rimane un problema: come affrontare questi classici? Di recente ospite a Villa Vigoni di Menaggio, Surdich ha tenuto una relazione proprio su tale tema. «Bisogna faticare e meritarseli. Avere il gusto e la pazienza della lettura, che in un mondo veloce come quello odierno non è merce comune», dice. Ma a ben vedere a far innamorare di Boccaccio può essere proprio il gusto del narrare: «I giovani che fuggono dalla peste e raccontano nel Decameron sono una sorta di antico “Grande fratello” , solo che invece di intrecciare banalità come in tv decidono di optare per una scelta creativa, che è appunto il racconto».
E quindi, Boccaccio, è in tal senso più medievale o più umanista? «Sicuramente – dice Surdich – era proiettato verso il futuro, in un momento storico che vedeva l’affacciarsi di una nuova classe dirigente, con l’età comunale. Ma in lui si percepisce anche molto forte la venerazione per la civiltà cavalleresca e cortese. Oggi possiamo dire che lavorò per integrare i due mondi».
E lo si vede anche dal punto di vista letterario: «Fu – dice il professore – un vero maestro europeo nella sperimentazione dei generi letterari all’interno dell’arte del raccontare. In due direzioni: il tentativo di romanzo che inizia da giovane con il “Filocolo”, un grande contenitore di storie, amori e avventure, ma che in Italia non ha un grande seguito; e l’altra “forma del narrare” che egli inaugura con il “Filostrato”, ossia l’ottava, che avrà grande seguito in Italia con tutta la tradizione del poema epico cavalleresco che a Giovanni Boccaccio deve moltissimo. L’autore di Certaldo a ben vedere rimane sempre e comunque un narratore, anche nelle opere più erudite».

L.M.

Nella foto:
Ritratto di Giovanni Boccaccio in un dipinto di Andrea del Castagno conservato agli Uffizi
26 Novembre 2013

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