Bonifica Ticosa, sono ore drammatiche. Il Comune deve 2 milioni all’azienda. Senza versamento può saltare tutto

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Venerdì vertice d’urgenza. I privati reclamano il saldo o sarà il caos

Il confine tra il dramma (senza esagerazioni) e il lieto fine da film, in questo caso, è veramente sottilissimo. E nel mezzo c’è sempre il futuro dell’area ex Ticosa.
Le parti materialmente in causa sono due. Ovvero, l’azienda ligure Autotrasporti Pensiero, aggiudicataria dei lavori per la bonifica del sottosuolo, e il Comune di Como. Due interlocutori che, tra intoppi di cantiere e contenziosi, sono ormai arrivati allo scontro (o all’incontro, nel caso migliore) finale.
Come noto, infatti, pochi giorni prima di

Natale l’azienda sospese i lavori di bonifica per due motivi, uno tecnico e uno prettamente economico. Per quanto riguarda il primo, era stata la precedente scoperta di una nuova zona del sottosuolo inquinata da materiali contenenti tracce di amianto a costringere Palazzo Cernezzi e azienda a effettuare nuovi controlli e nuove analisi prima di decidere il da farsi. Un aspetto, questo, che – a dispetto del nuovo esborso da circa 300mila euro per le casse comunali – non pareva, e in effetti non è, ostacolo insormontabile.
Ben più gravido di conseguenze, infatti, è il secondo motivo per cui da settimane, nel cantiere, non si muove una foglia. La Autotrasporti Pensiero, infatti, ha deciso di sospendere ogni attività perché ancora in attesa di pagamenti da parte dell’amministrazione per circa 2 milioni di euro. Una somma enorme, accumulata a causa di una lunga serie di mancati versamenti negli scorsi 18 mesi. E – sebbene nessuna delle controparti in questione voglia ufficialmente sbilanciarsi sul punto – il credito vantato dalla ditta va molto oltre il semplice diritto a ottenere quanto spettante per un lavoro già svolto. In questo caso, infatti, la Autotrasporti Pensiero ha chiaramente e inequivocabilmente reso noto al Comune che, se quei soldi non arriveranno in tempi brevi, per l’impresa si potrebbero profilare problemi serissimi per la propria esistenza. Come a dire: o Palazzo Cernezzi paga oppure l’azienda potrebbe persino essere affondata dal mancato versamento delle spettanze.
Il che, ovviamente, non sarebbe soltanto un dramma occupazionale e imprenditoriale, oltre che un gigantesco fallimento nei rapporti tra pubblico e privato, ma rappresenterebbe anche un problema enorme di carattere politico-amministrativo. Questo perché, nel caso in cui la Autotrasporti Pensiero fosse costretta ad abbandonare per sempre l’operazione Ticosa, sarebbe chiaro che il termine della bonifica stessa, così come il successivo recupero dell’area, finirebbero per tornare utopia.
Fin qui, dunque, la parte nera che più nera non si può della vicenda. Ma, fortunatamente, esiste anche un secondo lato della medaglia, apparentemente più roseo. Venerdì prossimo, infatti, dovrebbe tenersi un vertice sulla questione tra Comune e Autotrasporti Pensiero. E, almeno stando ai rumors provenienti da Palazzo Cernezzi, l’assessore all’Ambiente, Bruno Magatti, sarebbe pronto a illustrare ai privati una proposta di saldo del debito quasi completa e in tempi non lunghissimi (entro febbraio, termine giudicato invalicabile dalla stessa impresa ligure).
Pare che lo stesso sindaco Mario Lucini abbia già “benedetto” l’operazione di drenare verso il capitolo della bonifica praticamente tutte le risorse svincolabili dalla tagliola del Patto di stabilità, pur di onorare i debiti, aiutare l’azienda e salvare l’operazione Ticosa. Altrimenti sarà il caos assoluto.
Tra 48 ore, la verità.

Emanuele Caso

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