Cronaca

Boom di artigiani e muratori italiani nei cantieri edili del Canton Ticino

altGli svizzeri: «È un vero e proprio assalto a Fort Apache»

(m.d.) Gli svizzeri hanno fatto i conti e il risultato è inequivocabile. Senza giri di parole, l’hanno definito «un vero assalto a Fort Apache». Il fortino è il Canton Ticino, gli indiani sono gli artigiani e i muratori comaschi. Che, assieme ai colleghi delle altre province di confine italiane, sottraggono agli elvetici fette di lavoro sempre più consistenti.
Il fenomeno è in netta crescita, con incrementi che nel 2012 hanno superato il 50% rispetto al 2011, complice la crisi economica in Italia. Lo testimoniano i dati diffusi venerdì dall’Associazione interprofessionale di controllo (Aic) di Bellinzona, organismo elvetico – espressione di 19 diversi comparti dell’edilizia e dell’artigianato – chiamato a verificare che i lavoratori

provenienti dall’estero siano in regola con gli adempimenti previsti dalla legge e dai contratti di lavoro svizzeri.
Un’invasione che si affianca all’altrettanto consistente flusso di frontalieri che, dipendenti di imprese svizzere, ogni giorno dalle province confinanti si riversano in Ticino per lavorare nei negozi, negli uffici, nei cantieri e negli stabilimenti elvetici. Senza dimenticare, terzo tassello di un’invasione che fa sempre più storcere il naso a molti svizzeri, le numerose aziende italiane che hanno trasferito la loro sede oltre il confine.
Insomma, un mix che gli elvetici temono possa diventare dirompente per la loro economia.
L’Aic, che effettua sopralluoghi senza preavviso nei cantieri ticinesi per verificare se le presenze di lavoratori stranieri sono state regolarmente segnalate alle autorità competenti, ha raccolto i dati relativi agli italiani che varcano il confine per lavorare nei cantieri edili elvetici come muratori, installatori, imbianchini e così via.
La normativa svizzera prevede che le ditte estere, come quelle italiane e comasche in particolare, che ottengono una commessa per lavorare nei cantieri elvetici devono registrarsi all’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro di Bellinzona. Devono poi essere segnalati alle autorità ticinesi sia i lavoratori distaccati dalle medesime ditte per prestare la loro opera (per un massimo di 90 giorni) nei cantieri elvetici, sia i cosiddetti “padroncini” ovvero i lavoratori indipendenti (in quanto titolari o soci di un’impresa) che operano in terra ticinese.
Ebbene, per tutte e tre queste categorie il trend delle registrazioni è in costante e netto aumento.
Stando infatti ai numeri diffusi l’altro giorno dall’Associazione interprofessionale di controllo di Bellinzona, nel 2012 le procedure di notifica effettuate dalle ditte italiane che hanno lavorato in Ticino sono state 20.410 rispetto alle 15.305 del 2011, con un incremento del 33,4%. Ancora più impressionante la dinamica dei lavoratori, salariati o indipendenti, che hanno prestato la loro opera oltre confine. Sempre secondo i dati forniti dall’Aic, nello scorso anno i lavoratori distaccati dalle imprese italiane sono stati 15.653 rispetto agli 11.295 del 2011 (+38,6%). I padroncini, invece, sono aumentati addirittura del 52,9%, salendo dai 4.888 del 2011 ai 7.472 dello scorso anno.
Una impennata che Bruno Zarro, ispettore e responsabile del servizio Aic, non ha esitato a paragonare a «un vero e proprio assalto a Fort Apache».
Anche l’incremento del numero di artigiani e lavoratori distaccati nel settore delle costruzioni ticinese è un fenomeno che dura da anni, oggi acuito dalla crisi economica che in Italia ha particolarmente penalizzato l’edilizia. Basti pensare che, stando ai dati pubblicati ieri dal quotidiano “Corriere del Ticino”, nel 2009 i lavoratori distaccati sono stati 8.828 e gli indipendenti 3.572, pari cioè a circa la metà degli attuali.
A preoccupare gli svizzeri sono soprattutto le proiezioni per quest’anno, tracciate sulla base dell’andamento delle notifiche registrato nei primi due mesi del 2013, che hanno già superato quota 4mila per i lavoratori distaccati e 1.700 per gli indipendenti. Gli elvetici prevedono infatti che il numero dei distaccati, se il ritmo attuale sarà mantenuto per tutto l’anno, sfonderà alla fine quota 24mila, mentre i padroncini sfioreranno le 11mila unità. Con conseguenze non indifferenti sul mercato dell’edilizia. Perché, per esempio, secondo le stime svizzere, gli oltre 23mila italiani che nel 2012 hanno lavorato nei cantieri del vicino Cantone, tra salariati e artigiani, hanno sottratto al giro d’affari del Ticino circa 420 milioni di franchi, pari a 340 milioni di euro.

10 marzo 2013

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