Bossi a Lezzeno stronca l’addio alle Province: «Non potrete più chiamarvi comaschi»

Il dibattito – L’annunciata rivoluzione del governo innesca la discussione sul futuro del territorio
Ma tra i lariani illustri nessuno si scandalizza per la fusione con Lecco o Varese
Destino ormai certo per la Provincia di Como: eliminazione e accorpamento, eventualmente, a Varese e Lecco. Meno definita risulta l’opinione sulle conseguenze che l’unione dei 3 territori avrebbe sull’identità comasca. Argomento che apre un dibattito acceso, senza esclusione di una buona dose di critiche.
Esempio perfetto di diffidenza nei confronti dell’eliminazione delle Province è l’affermazione che Umberto Bossi ha fatto alla festa della Lega Nord svolta sabato scorso, a Lezzeno:
«Non vi potrete più definire comaschi, ma solo italiani secondo loro (il governo Monti, ndr) – ha affermato – ma prima dell’Italia, c’è la Padania».
Assieme al Senatur, entrano nel dibattito anche diverse personalità lariane di spicco, che si pronunciano in merito alla Provincia della “Grande Insubria” di prossima formazione. In linea con l’idea bossiana è Armando Valli, senatore del Carroccio. «Accorpati a Varese? Como dovrebbe rimanere un ente territoriale a sè. Como ha una sua importanza storica, un peso turistico. Da altri punti di vista, temo che si venga a perdere parte dell’identità comasca sul territorio. Vedrei già più accettabile che Lecco venisse accorpata a Como. Dopotutto Lecco viene dalla Provincia di Como».
Se per il senatore leghista la crisi di identità pende come una spada di Damocle sulle teste di tutti noi, lo scrittore lariano Andrea Vitali, lecchese, sempre auto-definito estremamente affine all’area comasca, è di tutto altro avviso: «Se devo essere sincero, credo che se Lecco venisse accorpata a Como avrebbe solo da guadagnare, almeno dal punto di vista culturale».
Posizione da uomo di cultura, per Vitali, il quale continua delineando la differenza fondamentale tra i capoluoghi affacciati sui due rami diversi del lago. «Lecco è sempre stata concentrata sul lavoro, sull’industria. La massima manifestazione culturale dell’anno è quella in onore di Manzoni. Sul ramo di Como, al contrario, si respira un’aria più europea e direi che la mostra sulla dinastia Brueghel sia l’esempio migliore. Aggiungerei che ci sono buone prospettive di scambio di spunti ed esperienze da entrambe le sponde. Stessa cosa per l’eventuale accorpamento con Varese. C’è solo da guadagnare».
«Ovviamente, dal punto di vista dello sport la rivalità esiste – spiega un simbolo della pallacanestro comasca, l’ex cestista e attuale presidente regionale del Coni, Pierluigi Marzorati – Direi che in momenti come questo, però, la situazione economica del Paese chiama a un superamento degli eventuali screzi. La competizione sportiva non verrebbe meno con un riassetto delle Province. Allo stesso modo non vengono a variare gli equilibri tra le persone».
Quindi, secondo Marzorati, alfiere comasco del basket, disciplina sportiva con un seguito non indifferente in questa provincia, il campanilismo da tifoseria è destinato a inchinarsi alla necessità di realismo in tempi bui come quelli che corrono.
Dopo politica, letteratura e sport, giunge anche il parere del mondo dell’industria, con Moritz Mantero, noto imprenditore serico comasco: «Non credo affatto che il nostro senso di appartenenza si basi sui confini provinciali. Non penso, quindi, di perdere la mia identità comasca solo perché i limiti della nostra provincia verranno definiti». Mantero oltre a dissentire rispetto alla perdita dell’orgoglio comasco, guarda con ottimismo l’accorpamento degli enti provinciali, considerandolo «un ottimo esempio anche per le varie sezioni di Confindustria che, accorpandosi, manterrebbero gli stessi servizi forniti al momento. In secondo luogo, si tratta poi di ragionare a lungo termine. Ciò che si risparmia oggi può essere investito per qualcosa di più utile domani». «Ancora una volta – chiude Mantero – vorrei però dire che la nostra identità non è assolutamente minacciata. È costruita su uno dei più bei laghi d’Europa. Che si sia Lecco o Como, veniamo riconosciuti in tutto il mondo per il Lario».

Matteo Congregalli

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