Botte al compagno con mestoli e pentole

alt

Indagini dei carabinieri di Mozzate
Una 60enne di Locate Varesino colpita da una ordinanza: è in cella

Siamo abituati a scrivere di uomini che, quando va bene, si limitano a maltrattare le donne.
Nei casi più acuti, le picchiano, le violentano, le molestano.
Non passa una settimana senza che una nuova e allucinante storia venga alla ribalta nelle cronache cittadine. E così è stato anche questa volta, con una ordinanza eseguita dai carabinieri di Mozzate su richiesta del pubblico ministero Alessandra Bellù e firma del giudice delle indagini preliminari Francesco Angiolini.
Solo

che, particolare che rende la storia di cui stiamo scrivendo diversa dalle altre pur nella drammaticità, questa volta la vittima non è la donna ma l’uomo, il compagno di vita.
Succube e malmenato in modo selvaggio e a più riprese dalla signora – questa almeno è la tesi dell’accusa – che si sarebbe aiutata anche con pentole e mestoli, oltre che con i classici calci e pugni.
Tutto documentato, tra l’altro, da quanto sembra emergere dai corridoi del palazzo di giustizia di Como, da immagini e audio.
Nella casa abitata dalla coppia, infatti, i tecnici al servizio del pm e dei militari dell’Arma sarebbero riusciti a piazzare (con uno stratagemma) delle videocamere e dei microfoni che avrebbero ripreso e immortalato tutto, rendendo ancora più palesi i motivi della richiesta di arresto da parte degli investigatori.
L’ordinanza – di cui si è saputo solo ieri – sarebbe in realtà stata eseguita a inizio settimana.
Le indagini sono partite da segnalazioni giunte ai carabinieri di Mozzate da parte di persone che erano a conoscenza dei maltrattamenti che avvenivano nella casa.
Da qui l’idea di piazzare cimici e videocamere nascoste per documentare l’accaduto, anche perché il compagno non aveva la minima intenzione di denunciare quanto stava avvenendo.
Tanto che in una occasione, arrivato al pronto soccorso malconcio, sostenne di essersi fatto male da solo.
Le immagini registrate nell’appartamento di Locate Varesino hanno però mostrato una storia ben diversa. Con la donna, 60 anni, a colpire e picchiare l’uomo anche con mestoli, pentole e catini salvo poi intimargli: «Non dire a nessuno che ti meno».
Maltrattamenti documentati in ben due mesi di indagini, ottobre e novembre, prima di arrivare alla richiesta di una ordinanza di custodia cautelare in carcere che il gip ha firmato. Il giudice delle indagini preliminari, Francesco Angiolini, si recherà questa mattina in carcere per sentire la versione della donna sull’accaduto.
Non si conoscono i motivi dei maltrattamenti.
Di certo ci sarebbe invece la volontà dell’uomo di coprire comunque la propria compagna, come del resto accaduto fino all’ultimo quando alla notizia dell’arresto sarebbe scoppiato a piangere.
Pare inoltre che, nel corso delle indagini, la signora abbia scoperto una cimice in casa, ma che non abbia capito cosa stava avvenendo dando la colpa di quel ritrovamento a dei vicini spioni e sporgendo per questo denuncia.
La realtà era invece un’altra e la 60enne l’ha scoperta a sue spese quando le è stata notificata l’ordinanza.
Il fascicolo aperto in Procura a Como è sull’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Oggi in carcere l’interrogatorio della donna arrestata

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.