Botto Poala: “Il capoluogo lombardo detta la linea, il Lario deve pensare in grande”

Cernobbio, Villa Erba, Proposte 2019

Il presidente del salone del tessile “Milano Unica” Ercole Botto Poala, industriale biellese, ridimensiona gli entusiasmi sulle possibilità che Como riesca a diventare un grande “fuori salone” del distretto moda meneghino: «Milano è stata più che virtuosa a organizzare con il Salone del Mobile il fenomeno del “fuori salone” diffuso in città – dice – E nel farlo ha colto al volo e ha saputo far fruttare i talenti già messi in campo con Expo 2015. Tutte le città che hanno ospitato una fiera come Expo poi sono decollate, pensiamo a Barcellona ad esempio».

Como, secondo Botto Poala, come tante altre realtà di provincia stenterebbe a diventare un satellite del comparto moda. «Milano offre una serie di situazioni che hanno reso i “fuori salone” uno straordinario successo, al di là dell’importante polo fieristico che attrae visitatori specializzati. Ha saputo diffondersi in città perché la città si è predisposta a un certo tipo di situazioni e quindi è stato un fenomeno di compenetrazione coerente. Identifichiamo tutti in Milano la città per eccellenza della moda e del made in Italy come del resto Como è la città del turismo lacustre. Milano ha saputo creare una situazione inclusiva e ad alta attrattività. Pensare ad esempio in una situazione come quella di Como a un polo “satellite” o “fuori salone” legato agli aventi di moda milanese e magari declinato sull’alto di gamma rischierebbe di essere difficoltoso, perché troppo esclusivo, per pochi selezionati addetti ai lavori. Milano invece ha saputo compensare l’evento pensato per gli addetti ai lavori, il salone, con altre situazioni, è stata come detto inclusiva, capace di generare una energia unica in un contesto, ripeto, predisposto ad accoglierla. A Milano hai una offerta enorme e integrata durante il salone del Mobile, che puoi girare anche a piedi».

Molti visitatori della cosiddetta “design week” scelgono Como perché offre alberghi meno cari. «Ma non basta, i territori provinciali come Como, Biella o Prato non hanno la forza per replicare a ciò che Milano propone. Possono sicuramente coltivare manifestazioni specifiche come “Proposte” ma il loro orizzonte è continentale, devono competere ormai con avversari globali, non su piccola scala. Como ha il vantaggio di avere un ruolo iconico di primo piano nel turismo, ma ripeto, le persone sono attratte da progetti inclusivi, L’unica occasione in cui Como potrebbe avere una funzione di “fuori salone” rispetto al mondo glamour milanese è durante la settimana della moda, che per la sua concezione è chiusa a chiunque non appartenga al giro di stilisti, giornalisti, compratori e blogger di moda.

In effetti a Milano si sta provando a integrare sempre più con la città durante la settimana delle sfilate delle varie collezioni quello che per molti milanesi è vissuto spesso anche come disagio. Ma in un mondo in cui chi viaggia vive ritmi sempre più frenetici occorre sfruttare al massimo le occasioni in cui si può dare una offerta integrata. Va detto che il sistema moda italiano in generale ha capito l’importanza del fare sistema, e questo fa ben sperare per il futuro».

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