Brianzoli in coro contro il regista: «Non sa di che cosa sta parlando»

altI residenti respingono le critiche «generiche» lanciate attraverso lo schermo
(f.bar.) Villette a schiera se ne vedono molte, passando in auto lungo le strade provinciali. Numerosi anche i capannoni industriali. E nelle vie interne di paesi che si succedono ininterrottamente, si scorgono i cancelli di splendide ville. Da quelle di più modeste dimensioni alle mega-dimore attorniate da enormi parchi.
Benvenuti nella ricca Brianza che si fa vanto della propria onesta operosità e non ne vuole proprio sapere delle accuse contenute nel film Il capitale umano di Paolo Virzì

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«Qui si lavora, come sarebbe giusto accadesse ovunque, si torna volentieri a casa la sera e ci si diverte. Non siamo marziani ma persone normali. Forse il regista toscano avrebbe dovuto frequentare questi posti prima di far parlare i suoi attori», dicono alcuni anziani in un bar alle porte di Lurago d’Erba. Non sono sufficienti un po’ di nebbia, il fluire ininterrotto di camion o le centinaia di piccole imprese che punteggiano il paesaggio per catalogare, negativamente, una zona. Rispedito al mittente anche il presunto cinismo e l’ambizione incontrollabile – tipica di queste latitudini secondo la trama del film.
«Sono luoghi comuni tra i più abusati», insorge il popolo brianzolo.
Non sono piaciute le parole usate per descrivere un territorio che non è affatto «gelido, ostile e minaccioso», come detto dal regista. Certo, il clima non è sempre dei migliori e la scorza dei brianzoli non è tra le più tenere. «Ma basta poco per farci aprire. E subito ci mostriamo per ciò che siamo: amici veri e compagni leali. Desiderosi di lavorare ma al tempo stesso di socializzare», dice nell’edicola di Inverigo Franco Morano. E poi come si fa «a parlare male del nostro territorio? Vorrei ricordare al signor Virzì che, ad esempio, un paese della Brianza qual è Inverigo in passato ottenne, proprio per la sua bellezza, l’appellativo di “Perla della Brianza”. Insomma, generalizzare è sempre un grave errore. Ci saranno paesini non proprio meravigliosi e persone non sempre socievoli. Ma allora il film poteva essere ambientano ovunque», dice Morano. Ciò che in particolare il film sembra descrivere è il cinismo e le maniere un po’ arruffone di una piccola borghesia che, in Brianza come altrove, in certi casi non si fa scrupoli per eccellere. E mentre nelle sale gli spettatori si fanno un’opinione personale, in Brianza le risposte al toscano Virzì non mancano.
«Abito qui da una vita. Frequento queste zone da sempre. Ma chi è questo Virzì? Sicuramente, uno che non conosce il territorio che descrive – interviene Roberto Maggi – Altrimenti, non avrebbe parlato di “grumi di villette pretenziose” o di “ville sontuose dai cancelli invalicabili”. È un territorio con i suo pro e contro. Ma assolutamente vivibile».
Il dibattito non sembra placarsi. A nulla sono servite le recenti parole del regista che, nei giorni scorsi, aveva spiegato come la Brianza mostrata nel film altro non fosse che una metafora. «Da brianzolo doc mi sono sentito offeso. Mi sembra una dichiarazione veramente infelice – dice Fabrizio Frigerio – Il nostro territorio è splendido e accogliente. Non mi ritrovo in alcun modo in quanto detto dal regista». Insomma, è una vera insurrezione contro le parole di Paolo Virzì. «Purtroppo sono luoghi comuni frutto della poca conoscenza – dice Cristian Martin – Certo è sempre possibile migliorare ma sinceramente non siamo poi così male». E c’è chi va fiera e orgogliosa del proprio essere brianzola. «Qui si vive perfettamente. Sono nata, cresciuta e ora lavoro a Lurago d’Erba e si sta benissimo», dice Lara Mirabella.
«Virzì chi? Ne ho sentito parlare in questi giorni per un’inutile polemica. Non si può dare giudizi su un territorio che non si conosce», dice Enzo Salvadè.

Nella foto:
Il treno fa parte del paesaggio piano della Brianza, territorio “tagliato” trasversalmente dai binari

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