Brienno, la Fiera delle Promesse Mancate

di ANNA CAMPANIELLO

Tre mesi di parole al vento sulla pelle del paese

Se per ogni parola spesa a promettere soldi per Brienno, ciascun “politico di turno” avesse versato un euro, nelle casse del Comune ci sarebbero probabilmente i soldi necessari per la ricostruzione. Tutti, fino all’ultimo centesimo.
In realtà, mentre il conteggio del periodo trascorso dal disastro si avvicina rapidamente a quota 3 mesi, l’unico vero risultato prodotto dalla politica è un nulla di fatto. Condito con tante – troppe – promesse di intervento. E la litania del «momento difficile»

e della «mancanza di fondi» ripetuta all’infinito non è una consolazione per i residenti di un paese che deve fare i conti quotidianamente con le ferite lasciate dalle frane.
Mentre il comitato spontaneo di cittadini, nato per finanziare la ricostruzione, continua a raccogliere fondi, ai soldi dei privati non si aggiungono le tanto attese risorse pubbliche. Ripercorrere la cronaca di questi 3 mesi significa mettere una dietro l’altra una serie di promesse di intervento e di garanzie sullo stanziamento di risorse che, almeno per ora, sono ancora un miraggio.
La prima speranza, poi disattesa, era emersa già poche ore dopo la frana, quando l’amministrazione provinciale aveva avviato l’iter per chiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale.
La risposta negativa delle istituzioni è stata la prima fonte di indignazione e sconcerto per i residenti di Brienno. «Soltanto perché miracolosamente non ci sono state vittime non abbiamo diritto allo stato di calamità naturale? – è la domanda che ancora oggi ripetono i cittadini -La calamità è qui da vedere». Del resto, in visita sul luogo della frana all’indomani del disastro, l’assessore regionale al Territorio, Daniele Belotti, aveva frenato subito gli entusiasmi. «Non è facile ottenere il riconoscimento dello stato di calamità naturale», aveva chiarito subito. Poi, la prima promessa: «L’accordo di programma Stato-Regione per la difesa del suolo prevede per la provincia di Como uno stanziamento di 17 milioni di euro – aveva detto lo stesso Belotti – Non sono previsti fondi per Brienno in questo ambito ma mi impegno a valutare, nel Comitato di sorveglianza dell’Accordo, la possibilità di inserire la situazione del paese tra gli interventi previsti in questo capitolo».
La promessa, almeno in teoria, è stata mantenuta. Brienno è stata effettivamente inserita tra i destinatari di quei fondi, ma al momento non è chiaro quando saranno stanziate le risorse e quanti esattamente saranno i soldi che potrebbero arrivare al Comune. Passiamo poi alla paradossale vicenda dei soldi promessi dall’amministrazione provinciale. In consiglio, a Villa Saporiti, c’è stata una sorta di gara a chi presentasse prima una proposta di aiuto a Brienno, oltre che una gara al rialzo sull’entità dello stanziamento. Gli Autonomisti hanno fatto la prima mossa presentando una mozione con la proposta di destinare alla ricostruzione 500mila euro. Poi è stata la volta di Lega e Pdl che hanno rilanciato con 850mila euro. «Non è una gara a chi arriva prima – aveva commentato Giordano Minotti, capogruppo della Lega – sul nostro testo e sul loro ci può essere collaborazione».
Il capogruppo degli Autonomisti, Giancarlo Galli, aveva accolto l’idea con favore: «Non mi dispiace se convengono sulla nostra indicazione, l’importante adesso è arrivare a un obiettivo concreto». Il 27 luglio, l’approvazione unanime dell’assemblea di Villa Saporiti di una mozione per la destinazione di mezzo milione di euro a Brienno aveva fatto ben sperare. Fino alla doccia gelata di venerdì scorso, con il rinvio al 30 novembre di ogni decisione.
L’argomento tornerà in discussione martedì prossimo, questa volta in giunta. Ancora parole. Mentre le casse del Comune restano desolatamente vuote.
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Anna Campaniello

Nella foto:
Un’immagine, diventata simbolica, dei danni subiti dall’abitato di Brienno a causa della frana dello scorso 7 luglio

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