Broggi: «Ho preso il bonus Covid, non vivo di politica»

Federico Broggi

Si è “autodenunciato” su Facebook per trasparenza e perché non vuole passare per un «furbetto», lui che di politica, certo non vive, Federico Broggi, sindaco 31enne di Solbiate con Cagno e segretario provinciale del Pd. Il tema in oggetto è il cosiddetto bonus Covid e il polverone che ha sollevato la scoperta che tra i richiedenti il bonus vi siano stati anche 5 parlamentari italiani. L’inchiesta si è poi allargata ad altri esponenti della politica, fino appunto a infangare pure i sindaci di piccoli comuni, agli assessori e i consiglieri comunali, persone che ricevono piccole indennità o gettoni per l’impegno amministrativo svolto.

Il rischio, come sempre, è fare di tutta l’erba un fascio. Sul Corriere della Sera, Anna Pirovano, consigliere comunale di Milano, si è detta «indignata» per essere stata paragonata a deputati, assessori e consiglieri regionali che guadagnano cifre molto alte.
«Un consigliere comunale o un sindaco di un piccolo Comune, invece, non fanno politica per arricchirsi» ha detto la Pirovano. Il suo esempio è stato seguito da tanti altri amministratori italiani, tra i quali appunto Broggi.

«Apprendo da internet – scrive Broggi – che sindaci e consiglieri comunali che hanno richiesto i 600 euro debbano essere considerati dei “furbetti”. Per grande trasparenza non aspetto che qualcuno trafughi notizie, ma preferisco dire subito che, pur essendo sindaco di un piccolo comune, ho chiesto il bonus come libero professionista. E non l’ho fatto per rubare qualcosa, ma per un semplice e chiaro motivo: dopo l’ultima fattura del 26 febbraio, a marzo, aprile e maggio ho fatturato zero con la mia partita iva».

Per lavoro, Broggi si occupa di selezionare candidati per le aziende e collabora con una società ticinese, come risulta anche dal suo profilo Linkedin. «Il mio lavoro non è quello del sindaco (tra meno di 4 anni io ho finito) – scrive Broggi – ma fare selezione del personale. Anche oggi sto dedicando più tempo al Comune che al mio vero lavoro (pensate com’è felice la mia azienda), perché ogni giorno Regione e Governo emanano norme su norme che poi ci smazziamo noi. Nonostante il non fatturato di 3 mesi, tra luglio e ottobre ho giustamente versato e verserò quasi 3mila euro di contributi e tasse (perché a differenza di altri non evado). Nonostante tutto ciò, ho continuato a saldare gli impegni presi negli anni precedenti, che sono stati assunti sulla base delle entrate attese».
«Sembra poi che se hai richiesto 600 euro è perché sei un nababbo che vuole truffare lo Stato (leggo sul Fatto “I furbastri del Covid: politici, star tv e ricchi”). Bene. Nel 2019 con la mia partita iva ho fatturato, con 9 fatture – scrive su Facebook – 17.100 lordi, cioè meno di quanto guadagna un deputato in un mese. Fate voi le considerazioni sul senso di fare questi accostamenti. Mi si spieghi però perché se un amministratore comunale ha preso la cassa integrazione va bene, mentre se prendi i 600 euro no».
Il segretario del Pd provinciale indica anche la disponibilità a restituire il bonus nel momento in cui qualcuno dimostrerà il suo errore, «ma fino a quel momento – conclude – evitiamo di fare come sempre di tutta un’erba un fascio».

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