Brunate, telefoni d’oro. La bolletta è svizzera

Il caso – Nel comune sopra il capoluogo sarebbe necessario installare una nuova “cella” che permetta di migliorare il segnale degli operatori nazionali
Molti cellulari sono “agganciati” dalle compagnie elvetiche
Bello, il telefonino. Non c’è che dire. Ma qualche volta talmente costoso da far sorgere autentici dubbi sulla sua reale utilità. Le bollette di chi non può utilizzare un operatore nazionale con il proprio cellulare, ad esempio, ed è costretto a ricorrere (molto spesso inconsapevolmente) a una compagnia straniera, diventano veri e propri incubi. E la cosa non è infrequente.
Chi abita a una manciata di chilometri dal confine svizzero ne sa qualcosa. Ma anche chi si trova a transitare da
paesi quali Brunate, Lipomo o frazioni come Ponte Chiasso e risponde al telefono senza controllare sul display il nome dell’operatore.
Il risultato è costante: o la mancanza del segnale (inconveniente spiacevole ma, tutto sommato, a buon prezzo) oppure l’aumento vertiginoso dei costi per chiamate e navigazione Internet, dal momento che ci si appoggia per tali servizi a un operatore straniero.
La causa del fastidioso inconveniente è da imputare alla scarsa presenza di celle in zone limitrofe al confine. Questo non garantisce una potenza sufficiente al segnale della rete italiana. Ogni telefono cellulare – come suggerisce il nome stesso – basa il suo funzionamento su una rete di “celle” , una sorta di nodi di una rete. Quanto più la cella è vicina, tanto più il segnale è forte. Ad esempio, le celle più vicine a Brunate, una delle località con i problemi più evidenti, sono situate a Como, Bellagio o Moltrasio.
«Risulta quindi ovvio che il segnale proveniente da celle lontane e mal calibrate non sia abbastanza forte per i telefonini italiani che si agganciano alla prima cella con un segnale sufficientemente potente. Spesso tale cella è svizzera – dice Marco Noseda Pedraglio, perito tecnico del Comune di Brunate – Questo tipo di problema si riscontra principalmente sul versante dell’ex Hotel Brunate e vicino a piazzale San Maurizio, dove i dispositivi vanno in roaming automaticamente». Il roaming è proprio il problema principale.
Quando il telefono si aggancia a una cella straniera, l’utente viene sottoposto a costi di non poco conto. «Si finisce quindi per utilizzare i principali operatori svizzeri al posto di quelli italiani. Senza volerlo e, soprattutto, senza saperlo. In particolare nel caso in cui il cambio di cella avviene durante una chiamata – chiarisce Pedraglio – Si può finire in questo modo per pagare decine di euro senza neanche accorgersene».
La soluzione? Da un punto di vista teorico, per impedire che la rete svizzera si sovrapponga a quella italiana si dovrebbero installare celle in prossimità non soltanto di Brunate, ma in tutte le località di frontiera interessate dal problema.
Dal punto di vista pratico, invece, esistono complicanze di non poco conto. «Per certi aspetti abbiamo le mani legate, purtroppo – afferma Pedraglio – Almeno per quanto riguarda Brunate, basterebbe installare una nuova cella. Ma ci sono due questioni non indifferenti. Il campo elettromagnetico che verrebbe a generarsi, decisamente poco salubre per gli abitanti, e la questione dell’impatto ambientale dato dal traliccio». Due motivazioni fondamentalmente ragionevoli che però non permettono di risolvere il problema. Problema che si combina con quello, originato allo stesso modo dalla mancanza di celle, dell’assenza di segnale.
Qualcosa di relativamente meno pericoloso dal momento che, in caso di emergenza, un qualsiasi telefono cellulare può – e deve essere in grado – di effettuare chiamate di emergenza anche senza copertura di rete. Al di fuori delle situazioni di pericolo, si può intendere il disagio che sopraggiunte dall’essere tagliati fuori dal mondo, per il semplice fatto di trovarsi a un paio di chilometri di distanza dal confine.

Matteo Congregalli

Nella foto:
Telefonare da Brunate può costare carissimo se inavvertitamente si cambia operatore del proprio telefonino (foto Fkd)

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