Bruni: «Città bloccata, ma la crisi è di carattere generale»

Il sindaco di Como replica alle parole del vescovo
«Il vescovo ha sempre ragione». Mette le mani avanti, in tono ironico, il sindaco di Como, Stefano Bruni, chiamato a commentare la strigliata agli amministratori locali pronunciata nei giorni scorsi da monsignor Diego Coletti. Il vescovo di Como, infatti, aveva parlato senza mezzi termini di «città bloccata». Ma anche dell’esistenza di «problemi logistici, industriali e amministrativi». Un insieme di fattori non disgiunti dal fatto che «ai politici sono mancati il coraggio, l’amore
, la passione. L’eccessiva personalizzazione della politica ha portato a divisioni che il cittadino stenta a capire e che hanno paralizzato tutto, anche le buone intenzioni». Un esame attento e approfondito, fatto senza lasciare troppo spazio alle giustificazioni, che così viene commentato dal primo cittadino di Como.
«La città deve ripartire. Questo è innegabile. Ma la situazione che stiamo attraversando è anche la conseguenza di un Paese che si è fermato e non cresce – dice il primo cittadino del capoluogo, Stefano Bruni – Di un’economia stagnante che ha bloccato lo sviluppo e rallentato tutto».
L’analisi di monsignor Coletti è andata oltre. Queste le sue parole: «La città è ferma e questo mi sembra evidente. L’auspicio è che ci sia una maggiore capacità di coinvolgimento e collaborazione. Pur nel rispetto delle diversità culturali e politiche, occorre recuperare il gusto di lavorare assieme. Mi auguro che la classe politica individui personalità capaci di un lavoro di grande tessitura».
Parole pesanti che hanno suscitato le più svariate reazioni. «Ai nuovi amministratori spetterà questo arduo compito – aggiunge il sindaco di Como, Stefano Bruni – Dovranno riuscire a superare il momento di difficoltà – Dovranno essere capaci di apportare nuova linfa vitale per la città».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Secondo il vescovo, la città di Como è bloccata. Per farla ripartire serve una nuova classe dirigente

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