“Buco” Sant’Elia, l’affondo di Gaddi. «Danno enorme all’artista e alla città»

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Cultura e polemiche
L’ex assessore e la mostra 2014: «Mi spaventa che si voglia perseverare»

(f.bar.) Sergio Gaddi, padre delle grandi mostre di Como, impallidisce dopo aver letto la difesa d’ufficio dell’esposizione La Città Nuova. Oltre Sant’Elia firmata Luca Gaffuri. Le giustificazioni del consigliere regionale comasco del Pd hanno prima generato una pioggia rovente di polemiche sui social network e poi si sono trasformate in dichiarazioni al vetriolo.
L’antefatto è noto: dopo la conferma del buco da 218mila

euro fatto registrare dall’ultima grande mostra di Villa Olmo – la prima dell’era dell’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini – l’esponente regionale del Pd ha abbozzato una spiegazione. Ma frasi di Gaffuri come «Almeno abbiamo promosso un artista comasco e fatto parlare il mondo della Como razionalista« o «Abbiamo fatto in modo che sia riconosciuta nel mondo Como quale città razionalista per opere architettoniche e artistiche», hanno fatto infuriare Sergio Gaddi.
«Non si è promosso proprio nulla. Se 17mila visitatori per qualcuno significa aver diffuso nel mondo il nome di Antonio Sant’Elia, allora c’è qualcosa che non funziona. A mio avviso, numeri così risicati e francamente impresentabili non possono che creare un danno enorme all’immagine stessa dell’artista e della città – esordisce Gaddi – Un’esposizione simile al massimo doveva costare 150mila euro. Loro ne hanno spesi addirittura 780mila. Evidente segno di incapacità nell’organizzare e gestire una simile operazione».
Va ricordato come “La città nuova. Oltre Sant’Elia”, nonostante un budget così elevato, ha fatto registrare un rosso di 218mila euro e portato a Villa Olmo circa 17mila spettatori invece dei preventivati 50mila.
«Sui numeri c’è poco da discutere. E questi dimostrano un flop colossale. La mostra, lo abbiamo già detto, era solo per gli addetti del settore. Ma anche loro l’hanno snobbata», dice Gaddi.
Immediato un esempio. «Durante il periodo di apertura si è svolto a Milano il “Salone del Mobile” dove si sono dati appuntamento i più grandi designer e architetti del mondo. Nessuno, salvo rarissime eccezioni, si è sognato di visitare la mostra. O non lo sapevano o i contenuti non erano all’altezza», polemizza Gaddi. Per il quale, altro errore decisivo «è stato volersi impuntare su un evento troppo di nicchia. Bisognava, come accaduto in passato, puntare sui grandi nomi. Ospitare a Villa Olmo artisti di fama mondiale e magari in Pinacoteca allestire una mostra su Sant’Elia».
Ma è un altro l’elemento ancor più inquietante, ovviamente sempre secondo il Gaddi-pensiero. «Mi terrorizza che il fiasco non li turbi e che vogliano perseverare, dato che la mostra è un progetto triennale. Meglio proseguire imperterriti o cambiare rotta? Il fatto che non si pongano tale interrogativo – visti i numeri e il rosso a fine kermesse – ribadisce la loro assoluta incapacità».

Nella foto:
L’archistar Vittorio Gregotti in visita alla mostra: alla sua destra, il curatore, Marco De Michelis; alla sua sinistra Luigi Cavadini (Mv)

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