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Il grande Tarcisio Burgnich e l’Italia per i Mondiali: «Balotelli non mi convince»

altCalcio.   L’ex tecnico del Como “legge” l’Italia di oggi e parla delle sue grandi partite ai Mondiali
È stato uno tra i più grandi difensori nella storia del calcio italiano. Dopo aver vinto l’Europeo del 1968 con l’Italia ha partecipato ai Mondiali del Messico, perdendo in finale con il Brasile dopo aver giocato la partita definita “la più bella della storia”, la semifinale Italia-Germania (4-3), in cui ha pure segnato un gol.

Da allenatore ha guidato il Como con ottimi risultati: Tarcisio Burgnich, classe 1939, ha conquistato la promozione in A proprio trent’anni fa e, in due successive occasioni, è subentrato a colleghi portando gli azzurri, che rischiavano di retrocedere, alla salvezza tranquilla.
Con la Nazionale e le scelte del commissario tecnico Cesare Prandelli che tengono banco, Burgnich parla dell’Italia di oggi, ma si concede anche un piacevole amarcord.
Tarcisio Burgnich, partiamo dall’attualità. Come valuta le scelte del c.t. Cesare Prandelli?
«Ha fatto quello che ha potuto – risponde – perché lavora in una fase in cui ci sono squadre di serie A che schierano undici atleti stranieri. E per gli italiani non è mai facile trovare spazio da titolari. I giocatori che ha chiamato sono il meglio in questo momento, in una situazione per lui non facile».
Rispetto a questo problema, cosa si potrebbe fare?
«Io non ho una soluzione, anche perché i tempi sono cambiati. Mi ricordo che, quando giocavo, dopo la clamorosa eliminazione del 1966 in Inghilterra ad opera della Corea, furono chiuse le frontiere. Arrivarono un Europeo, la finale del 1970 ai Mondiali in Messico e poi, avanti nel tempo, il successo nel 1982 in Spagna. Una soluzione che forse oggi non è proponibile, ma di questo passo il nostro c.t. farà sempre più fatica».
Fatto salvo questo discorso, come vede la nostra Italia ai Mondiali in Brasile?
«Guardo ai lati positivi, al fatto che, per esempio, c’è un bel blocco della Juventus, cosa che conta molto in questo tipo di partite. E soprattutto conterà l’opera di Prandelli nel costruire un gruppo solido, la cosa che più conta, anche se non nascondo di avere qualche perplessità».
Cosa non la convince?
«Faccio un esempio. In difesa c’è un giocatore come Andrea Barzagli, che gioca con continuità di rendimento. È una garanzia. Ma lo stesso non si può dire su Mario Balotelli. Magari prima fa una grande partita, mentre in quella dopo scompare. E ai Mondiali non è possibile giocare in 10».
Ma al titolo mondiale l’Italia potrà puntare?
«Non nascondiamoci, gli azzurri in questo momento non sono favoriti. Mi sembra che squadre come Brasile, Spagna, Germania e Argentina siano un gradino più in alto. Ma quando si ha l’obbligo di vincere capita che le gambe tremino, che non si sia tranquilli. Ecco, la forza dell’Italia, sotto il profilo psicologico, sarebbe non essere considerata, in questo momento, favorita per la vittoria».
Con un personaggio come Tarcisio Burgnich non può mancare un amarcord sui Mondiali del 1970. Partiamo dalla partita della leggenda, la famosa Italia-Germania, finita 4-3, in cui lei segnò la rete del 2-2 al 98’.
«Per me rimane una partita normale, anche se mi rendo conto che per molti rimane una gara leggendaria. Tutti si ricordano l’ultima parte, i tempi supplementari. Io posso dire che fu vero sport: perché erano caduti schemi e tattiche. Si pensava a giocare e basta, con lo stesso spirito in cui si disputano le sfide tra scapoli e ammogliati».
Uno sforzo che l’Italia ha poi pagato nella finalissima, persa con il Brasile.
«Sicuramente, anche perché giocavamo a 2.400 metri di altitudine e posso garantire che non è facile. E se viene a mancare l’ossigeno… non si corre. In ogni caso, per chi ne ha la possibilità, invito tutti a riguardare la gara. Sul punteggio di 1-1 abbiamo avuto una serie di occasioni con grandi parate del loro portiere. Se fosse arrivato un gol, magari le cose sarebbero cambiate. Invece al 2-1 del Brasile siamo crollati e alla fine siamo stati battuti per 4-1».
Di quell’incontro è famosa la foto di Pelè che segna il gol dell’1-0 saltando più in alto di lei…
«Sa cosa le dico? – conclude Burgnich ridendo – Che se mi avessero dato un euro per ogni volta che quella immagine è stata pubblicata a quest’ora sarei stato molto ricco».

Massimo Moscardi

Nella foto:
Messico 1970
15 maggio 2014

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