Economia

Burocrazia assurda, ecco perché le aziende lasciano il Lario

altLa riflessione
di Giorgio Civati

Siamo certi che ci sono mille spiegazioni e altrettante giustificazioni: eppure resta l’amaro in bocca nel raccontare di un’azienda che vuole investire e non ci riesce per colpa della

burocrazia.
La vicenda è quella della Ratti che, dopo gli anni bui, dal 2001, con la proprietà Marzotto e la guida dell’amministratore delegato Sergio Tamborini, ora è in rilancio. Bilanci in ordine, anzi addirittura in utile, e prospettive di crescita e di investimento. Peccato che il rilancio, ha denunciato il top manager, dovrebbe passare per un modesto riassetto immobiliare. Che sembra però impossibile, al momento.
Il Comune di Guanzate, sul cui territorio sorge appunto la Ratti, come molte altre amministrazioni locali non ha infatti approvato nei tempi il Piano di governo del territorio, l’equivalente del Piano regolatore del passato. E, in assenza del documento, tutto è bloccato.
Anche una modifica a un capannone per impiantarvi nuovi macchinari, e quindi rendere più concorrenziale un’azienda, consolidare l’occupazione, creare ricchezza per gli imprenditori – e ci mancherebbe non fosse così – ma anche per quegli oltre 500 dipendenti e le rispettive famiglie.
Intendiamoci, stando a quanto annuncia Sergio Tamborini – e non abbiamo motivo per dubitarne – si tratta di un intervento minimo. Un “ritocco” a un capannone, una piccola parte di quella sede produttiva e logistica voluta dal cavalier Antonio Ratti, quando Guanzate pareva ai confini del mondo, né Como e neppure Milano, e che oggi accanto all’autostrada si è rivelata invece location sempre più strategica per la celebre azienda serica.
Un milione di euro di investimento, tanto per cominciare, in totale 6 milioni. Tanti, anche per una società che ne ha fatturati nel 2012 qualcosa più di 100.
Tantissimi per un territorio come quello comasco in cui la crisi ha fatto danni, fiaccato aziende, cancellato posti di lavoro, offuscato i fasti di un tempo del distretto serico.
Insomma, per Tamborini, Favrin e la famiglia Marzotto – gli attuali soci di maggioranza del gruppo Ratti – ci si aspetterebbero i classici ponti d’oro. Anche da parte del Comune di Guanzate. E invece no, sta accadendo l’opposto.
Un perché ci sarà, ne siamo certi. Colpa della burocrazia, dei soliti scontri tra maggioranza e minoranza, delle difficoltà nella predisposizione della documentazione.
Tutto possibile, ma sinceramente non ci interessa. Oggi deve interessare e magari indignare, noi e i dipendenti Ratti ma anche il paese di Guanzate e l’intera provincia, l’assurdità della situazione che si è andata a creare.
C’è un’azienda che è tornata sana, che vuole investire. E non può farlo. Ecco perché molte realtà industriali lasciano l’Italia.
Non per la Cina e nemmeno per l’Est Europa, ma per la Svizzera. O meglio, per il Canton Ticino, una manciata di chilometri da Guanzate, venti minuti di auto in autostrada. Un altro mondo.

Nella foto:
Gli interni della Ratti, la storica azienda di Guanzate tornata in utile dopo anni difficili. Ora l’avversario è la burocrazia
21 marzo 2013

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