Burocrazia e fisco ci rendono schiavi. La soluzione liberista spiegata in un libro

Il dibattito nel nostro auditorium
Le tasse? Da abbassare perché sono da tempo a livelli assurdi. I controlli del fisco? Troppi, antipatici e per di più anche inutili vista l’evasione congenita del Paese. Il rapporto tra Stato e cittadini? Distorto, sbagliato, da “sudditi”, forse addirittura da schiavi ha azzardato qualcuno.
Di questo e di molto altro ancora, spaziando tra banche e politica, Svizzera e cultura civica – o meglio mancanza di cultura civica – di noi italiani si è parlato martedì sera a Como, in occasione
della presentazione del libro Sudditi: un programma per i prossimi 50 anni edito dall’Istituto Bruno Leoni e a cura di Nicola Rossi.
E la serata, ospitata nell’auditorium del “Corriere di Como” e di Espansione Tv, si è rivelata decisamente controcorrente.
Promosso dall’associazione culturale Futuro e da Tea Party Lombardia, il dibattito ha visto infatti posizioni per niente omologate al pensiero diffuso da parte di Carlo Lottieri, docente all’Università di Siena; Giancarlo Pagliarini, ex ministro al Bilancio nel primo governo Berlusconi ed ex militante della Lega Nord; Chiara Battistoni, esperta di federalismo e di Svizzera; Gabriele Pagliuzzi, imprenditore. Con garbo ma anche con decisione, Lottieri ha per esempio rimarcato che la battaglia contro un fisco invadente e pasticcione è sacrosanta, che il monitoraggio fiscale cui siamo continuamente sottoposti è una limitazione della nostra libertà, che i limiti all’uso del denaro contante sono un assurdo. Insomma, che siamo sudditi, non cittadini. «E pensare che dovrebbe essere lo Stato servitore nostro, non il contrario»: lo ha ricordato con veemenza l’ex ministro Pagliarini, secondo il quale siamo «conciati male, malissimo».
Anche per la mancanza di una cultura civica della gente, che non si rende conto di quanto è vessata e soggiogata. La soluzione? Forse impossibile, certamente difficile ma che comunque passa per una profonda revisione dell’organizzazione della macchina pubblica e, insieme, del nostro modo di pensare e di porci nei confronti della cosa pubblica e della burocrazia. Del resto, si può fare. Anzi, lo fanno già: in Svizzera, una manciata di chilometri da noi, molte analogie e differenze enormi, spesso in meglio nel Paese che non è solo cioccolato, orologi e banche ma anche precisione, puntualità, servizi degni di questo nome.
«Chiarezza estrema a partire dalle leggi e dalle norme, trasparenza, concorrenza anche nel “pubblico”, semplicità e pragmatismo» sono alcune delle caratteristiche per cui la Confederazione elvetica funziona e che invece, assenti, rendono l’Italia un pantano di incertezze, caos burocratico, intrallazzi possibili se non necessari.
«Dalle differenze, dal confronto, scaturiscono idee nuove, migliori. Senza confronto c’è poca innovazione, mancano le idee», ha rimarcato Battistoni.
Meno Stato, insomma, non potrebbe che migliorare la situazione. Un’idea liberista che non molti oggi propongono, e che però potrebbe essere la soluzione ai guai del nostro Paese. O, almeno, l’altra sera a Como pareva così.

Giorgio Civati

Nella foto:
Un momento dell’incontro nell’auditorium di “Corriere di Como” ed Etv (foto Mv)

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