Buste paga più ricche, Como è quarta in Italia
Cronaca, Economia

Buste paga più ricche, Como è quarta in Italia

(p.an.) «Ecco, si vede come siete ricchi: nella natura, nella storia e nel cuore. Ricchi, ricchi, ricchissimi». Le parole di papa Giovanni Paolo II pronunciate nel corso della sua visita a Como nel maggio 1996 rimarranno nella storia. Comaschi ricchi anche per l’Osservatorio Statistico dei consulenti del lavoro, che colloca la provincia lariana al quarto posto per le buste paga più pesanti d’Italia.
I dati, presentati a Napoli sono relativi al 2016. La provincia italiana più ricca è quella autonoma di Bolzano (con 1.476 euro), che ha pure la disoccupazione più bassa. Poi, in classifica arriva tutto il Nord della Lombardia, con Varese in seconda posizione (1.471 euro), Monza Brianza al terzo posto con una busta mensile media di 1.456 e i dipendenti comaschi, appena fuori dal podio con 1.449. Seguono Verbanio Cusio Ossola (1.434), poi Bologna, Lodi, i “cugini” di Lecco (1.415 euro), Sondrio (1.414) e Milano (1.409).
La ricchezza insomma, se di ricchezza si può parlare con uno stipendio medio sotto i 1.500 euro, abita insomma qui, o nel raggio di un centinaio di chilometri al massimo.
La media italiana è invece di 1.315 euro. La provincia con la media più bassa degli stipendi è Ascoli Piceno, dove i dipendenti non raggiungono i mille euro (925).
Se si guarda il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni, la prima d’Italia è sempre Bolzano (72,7%), mentre Como si ferma al 24° posto con 65,8% (+1,1% rispetto al 2015).
Ancora decisamente elevato il gap tra maschi e femmine. La disoccupazione sul Lario è soprattutto femminile, con una differenza del 15,6% tra uomini e donne, 42° posto in Italia, mentre ad Arezzo è solo del 6,1% e a Biella del 6,4%.
Perché questa differenza? Lo squilibrio tra tasso d’occupazione maschile e femminile viene strettamente correlato allo sbilanciamento nella suddivisione del carico familiare tra le donne e gli uomini.
Secondo lo studio, nonostante la presenza sul territorio nazionale di strutture dedite ai servizi per l’infanzia, spesso non è conveniente per le mamme lavorare, perché il costo dei servizi sostitutivi per la cura dei bambini e per il lavoro domestico è elevato. Il tasso d’occupazione femminile più alto si osserva nella provincia di Bologna dove due terzi delle donne sono occupate (66,5%), mentre quello più basso si è a Barletta-Andria-Trani dove lavorano meno di un quarto delle donne (24,1%). Tassi d’occupazione femminile superiori al 63% si registrano solo in altre 3 province: Bolzano (66,4%), Arezzo (64,4%) e Forlì-Cesena (63,3%), mentre solo un quarto della popolazione femminile lavora a Napoli (25,5%), Foggia (25,6%) ed Agrigento (25,9%).
Facendo scorrere lo studio risulta anche che un comasco su tre ha un contratto di lavoro “non standard”, meno della media italiana (35,4%).
Il rapporto analizza infine il mercato del lavoro anche attraverso un “indice sintetico di efficienza” che rappresenta la competitività occupazionale delle varie province. Como rientra nella top ten.
Al primo posto c’è Bologna, che cresce di una posizione rispetto al 2015, segue Milano, che occupava la prima posizione nel 2015, quindi Lecco (3°posto), Monza Brianza (4°posto), Lodi (9°posto), Como (10°posto), Pavia (11°posto), Cremona (18°posto) e Varese (20°).

29 aprile 2017

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Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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