Ca’ d’Industria, i morti salgono a 22, interviene la politica

la Ca' d'Industria di Rebbio

La campagna vaccinale prosegue nelle case di riposo. Non ancora però alla Ca’ d’Industria di via Varesina, alla prese con il più grave focolaio della seconda ondata della pandemia. Ventidue decessi tra gli ospiti di Rebbio, tutti in queste prime settimane di 2021. Il virus è entrato dopo Natale nella Rsa ed ha avuto effetti gravissimi. Attualmente sono 93 gli ospiti della casa di riposo, come spiega il presidente della Fondazione, avvocato Gianmarco Beccalli. Tra questi sono soltanto in 8 i negativi, contro gli 85 contagiati, 4 dei quali ricoverati in ospedale in condizioni critiche. A giorni verranno fatti nuovi tamponi sperando di avere delle guarigioni.

«Abbiamo atteso per i nuovi test oltre il termine dei dieci giorni, che poteva non essere sufficiente – conclude Beccalli – li faremo a breve».
Del focolaio nella maggiore Rsa cittadina, che oltre alla struttura di via Varesina a Rebbio gestisce il ricovero anziani di via Brambilla e Le Camelie in via Bignanico, si sta occupando anche la politica.

«Regione Lombardia e il Comune di Como lavorino insieme da subito per aiutare la Ca’ d’Industria di Rebbio. Qui da giorni imperversa un focolaio di Covid, ma lo screening sta slittando in mancanza di tamponi. Siamo vicini ai pazienti, ai loro parenti e allo staff» dichiarano due esponenti del Pd, Angelo Orsenigo, consigliere regionale, e Patrizia Lissi, consigliere comunale.

«Regione e Comune ci hanno sempre aiutato – risponde il presidente Beccalli – Abbiamo i tamponi, 2.900 in magazzino. Facciamo screening continuo ogni cinque giorni e ogni giorno sugli ospiti che rientrano dagli ospedali. Anche sui vaccini c’è grande disponibilità, li abbiamo somministrati tutti. Mancano invece gli infermieri».

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