Cronaca

Ca’ d’Industria, respinto il ricorso sulla mensa

Il Tribunale amministrativo
L’azienda vincitrice dell’appalto e licenziata dal nuovo cda si era rivolta al Tar
Il nuovo consiglio di amministrazione di Ca’ d’Industria si aggiudica il primo round della battaglia che la vede contrapposta alla “Fms”, l’azienda che nel 2010 si era aggiudicata il contestatissimo bando milionario per il servizio di ristorazione dell’ente. Il Tar ha respinto l’istanza della società, dal 30 aprile scorso “licenziata” dagli attuali vertici della casa di riposo.
La “Fms” si era aggiudicata l’appalto per la mensa per dieci anni, con un minimo garantito indipendentemente
dal numero di pasti erogati. Le polemiche erano esplose immediatamente ed erano sfociate nelle dimissioni del consiglio di amministrazione – presieduto da Domenico Pellegrino – e nel commissariamento dell’ente.
Nell’aprile scorso, il nuovo consiglio di amministrazione è tornato a riesaminare la situazione e il 30 aprile è stato deciso l’annullamento dell’aggiudicazione. Dal primo maggio scorso dunque, il servizio di ristorazione è tornato ad essere gestito direttamente dal personale di Ca’ d’Industria. La “Fms” ha impugnato immediatamente il provvedimento, chiedendone in via cautelare la sospensione. Giovedì scorso il pronunciamento del Tar della Lombardia, con un’ordinanza cautelare che segna una prima vittoria per il consiglio di amministrazione dell’ente – rappresentato dai legali comaschi Gianni Mantegazza e Giovanni Murgia – e, indirettamente, una bocciatura dell’operato della vecchia gestione.
Il servizio di ristorazione dunque, almeno per il momento, resta in carico ai dipendenti dell’ente.
Nel motivare la decisione di respingere l’istanza, il Collegio fa riferimento alla gara che aveva portato all’assegnazione del servizio a “Fms”.
«Ritenuto siano nella specie integrati i presupposti dell’annullamento d’ufficio – si legge nel documento – atteso i rilevanti vizi di legittimità della fase di affidamento, in particolare l’accettazione di una offerta il cui oggetto era del tutto difforme dalla lettera di invito ed il rilevante pregiudizio economico sofferto tutt’ora dalla fondazione resistente». La palla torna alla società di ristorazione, che potrebbe appellarsi al Consiglio di Stato.

Anna Campaniello

Nella foto:
La sede di Rebbio della Ca’ d’Industria
30 maggio 2012

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