Caccia alle streghe: Como fu un laboratorio

© | . . Una delle stampe esposta qualche anno fa alla mostra “Streghe, diavoli, sibille”

La caccia alle streghe, una strage che durò oltre quattro secoli e che ebbe tra le sue vittime soprattutto donne, è divenuta un’espressione simbolica che, a vario titolo, indica quelle persecuzioni in cui – per parafrasare un noto dipinto di Goya Il sonno della ragione che genera mostri – si è portati a voler cercare conferme del male partendo da premesse che o esistono solo nella mente di chi le cerca o sono richieste dal contesto sociale del momento.

La caccia alle streghe relativa ai processi del Tribunale dell’Inquisizione ha uno stretto legame con la storia di Como. A sottolinearlo è Paolo Portone, saggista e docente, laureato in Storia Moderna con Rosario Villari con una tesi sulla caccia alle streghe nell’antica diocesi lariana. I suoi studi – pubblicati in numerose riviste scientifiche – sono rivolti all’approfondimento di quella peculiare forma di devianza religiosa dell’Europa moderna indicata con il termine di “stregoneria diabolica”. Portone ha proseguito la sua attività di ricerca per conto della Società Storica Comense e di altri centri ed è fondatore del Centro Insubrico di Ricerche Etnostoriche (Cire) che ha sede a Como.
Proprio il Cire ha bandito il Premio “Guaritrici, levatrici, medichesse”, volto ad approfondire i temi della stregoneria legandoli a un più allargato discorso sulle attuali persecuzioni e le stigmatizzazioni. «Como è il cuore antico dell’elaborazione storica del concetto di stregoneria diabolica nel quadro subalpino – spiega Paolo Portone – A Como si traccia infatti il nucleo di un mito devastante, quello della “schiava di satana”, in un’area dove già c’era il pericolo delle eresie (catari e albigesi) e perduravano retaggi culturali pre-cristiani».
L’area insubrica fu teatro, nei secoli dell’Inquisizione, di una caccia di cui spesso fecero le spese le guaritrici, donne in grado di prendersi cura dei malati nei luoghi più isolati per mezzo di medicamenti naturali e che quindi entravano in concorrenza con la medicina “ufficiale”. L’ultimo saggio curato da Paolo Portone, Alfonso Assini, Paolo Fontana e Gian Maria Panizza, intitolato La causa delle streghe di Triora – I documenti dei processi 1587-1618, riporta integralmente un caso esemplare nella storia della persecuzione. Per la prima volta è possibile leggere tutti i documenti relativi al caso, testimonianze che, lette nell’insieme, riportano un dramma corale oltre a versioni diverse degli stessi avvenimenti. Nove donne di Triora perirono di torture e stenti anche se, come sottolinea l’intervento di Portone, “non si bruciarono più le streghe”.
Professor Portone, perché il caso di Triora è importante?
«Triora è quello che gli inglesi chiamano “case in point” cioè un passaggio epocale in cui si delinea l’immagine di un’Inquisizione moderata che contrasta con quella della vulgata, che vede in essa uno strumento repressivo chiuso a qualsiasi possibilità di redenzione delle donne. La tolleranza che il Sant’Uffizio manifesta in questo caso viene però strumentalizzata da certa storiografia revisionista che sostiene, con argomenti capziosi, che Triora sia un esempio di “modernizzazione cattolica”; si passa così, come ha denunciato lo studioso Adriano Prosperi, da una leggenda “nera” a una “rosa” dell’Inquisizione».
Che cosa accadde invece?
«La Chiesa dopo il Concilio di Trento stabilisce un’altra “agenda repressiva”: i roghi cessano perché la lotta al diavolo viene condotta con mezzi diversi da quelli usati dai tribunali secolari (torture, accuse anonime, ricerca di marchi diabolici), ci si affida ai miracoli dei santi, al culto delle reliquie e, soprattutto, all’esorcismo che assume il livello di un sacramento che non ammette fallimenti. Non a caso, una copiosa letteratura esorcistica inonda l’Italia tra il XVI e XVII secolo sostituendo quella demonologica. Non c’è dunque, da parte della Chiesa, l’intento di una volontà riformatrice, anzi gli interventi ufficiali vanno in una direzione di allargamento della giurisdizione inquisitoriale che sottrae la materia delle magie al Foro secolare. In ambito protestante, le persecuzioni continuano più feroci poiché l’esorcismo è un affronto ancora maggiore della stregoneria. La Chiesa di Roma pretende invece di avere il controllo sui processi e chiede espressamente che vi sia il corpus delicti. Nell’archivio del Sant’Uffizio ho lavorato su documenti riguardanti i domenicani di San Giovanni in Pedemonte a Como che si indispettiscono per le direttive di moderazione. I domenicani si chiedono: “Noi ci siamo impegnati a perseguire il male perpetrato da queste donne, le abbiamo imprigionate e torturate e adesso ci dite che dobbiamo essere clementi?”».
Katia Trinca Colonel

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