Calcio, pallanuoto, oro, contanti e spalloni. Chiesto il processo per 28 indagati

Il tribunale di Como

C’è di tutto nella maxi inchiesta chiusa dal pubblico ministero Mariano Fadda, che ha già avanzato al giudice dell’udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio.
C’è il calcio, c’è la pallanuoto, ma anche l’oro, la Nigeria, il petrolio, una montagna di contanti e soprattutto gli spalloni, che non passano mai di moda soprattutto in una zona di confine come la nostra. Sono 28 le persone per cui la Procura di Como ha chiesto il giudizio (a vario titolo) nell’ambito di una indagine condotta dalla guardia di finanza contro una presunta associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al contrabbando.
Tra le persone nel mirino della pubblica accusa, la più nota è senza dubbio Gabriele Volpi, patron dello Spezia Calcio e della Pro Recco di pallanuoto (da lui controllata), a cui viene contestato l’autoriciclaggio per aver fatto rientrare in Italia da Lugano denaro provento di delitti come «bancarotta fraudolenta», «utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nella gestione della Pro Recco», e pure «corruzione di funzionari del governo della Nigeria» dove il ricchissimo imprenditore è attivo nella logistica petrolifera dei porti. Ma c’è molto altro nelle carte della procura, compresa una srl attiva nel campo dei gioielli accusata di aver importato clandestinamente «quantitativi di metalli e pietre preziose» per la lavorazione e la successiva immissione sul mercato.
Circa un milione di euro tra pietre preziose, lamine in oro e in platino che poi furono sequestrati presso la sede dell’azienda. Ma c’è anche chi “banalmente”, faceva transitare soldi sui conti svizzeri in arrivo dagli Emirati Arabi Uniti (provenienti da fraudolente dichiarazioni dei redditi in Italia) per poi cercare di farli rientrare dai valichi e in contanti, in partite da 200 mila euro o poco meno.
Per tutto questo presunto volume d’affari e di lavoro illecito, la base dell’attività erano ovviamente gli spalloni, il piano più basso della piramide, quelli che – rischiando – facevano da palline da tennis da una parte all’altra del confine con auto “scavate” con ogni tipo di doppiofondo.
Nelle mani della guardia di finanza al riguardo, in un periodo compreso tra il luglio 2015 e il maggio 2017, sono finiti sequestri per 2 milioni e 600 mila euro in contanti, oltre 30 chili d’oro, monili a centinaia e un parco mezzi alterati di 12 unità.
Mauro Peverelli

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