Cronaca

Calcioscommesse. In manette i due ex Como Milanetto e Bertani

L’inchiesta Tra gli arrestati ieri all’alba anche Mauri della Lazio
Il flusso di puntate e di denaro passava dalla Svizzera
Como resta al centro anche della seconda, clamorosa ondata di arresti ordinata dalla procura di Cremona nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse “Last Bet”.
Nell’elenco dei calciatori da ieri in carcere compaiono i nomi di Omar Milanetto, centrocampista azzurro nell’era Preziosi, e di Cristian Bertani, attaccante cresciuto nella squadra lariana sempre durante la gestione Preziosi, che però non ha mai disputato alcuna gara ufficiale con la maglia del Como. Tra le novità dell’indagine
emerge la presenza di un gruppo svizzero coinvolto nelle combine, mentre conserva un ruolo di primo piano lo “zingaro” Amir Gegic, che avrebbe avviato i contatti con “gli ungheresi”, new entry dell’ambiente delle scommesse truccate.
Il secondo filone dell’inchiesta è partito soprattutto grazie alla confessione di Carlo Gervasoni, un altro calciatore che ha vestito la maglia del Como, arrestato nel dicembre scorso.
Le parole dell’atleta hanno trovato riscontri concreti, soprattutto dall’analisi di tabulati telefonici e dalle prove di incontri avvenuti tra i responsabili delle combine in concomitanza con le presunte partite truccate. La seconda fase dell’inchiesta scattata un anno fa ha vissuto all’alba di ieri la fase clou, con 280 agenti della polizia di Stato impegnati in 23 città per dare esecuzione dei 19 provvedimenti firmati dal giudice per le indagini preliminari di Cremona Guido Salvini, 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 3 di arresti domiciliari e 2 di obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria.
In cella tra gli altri, come detto, Milanetto e il capitano della Lazio, Stefano Mauri.
GLI UNGHERESI
Nell’elenco delle persone arrestate compaiono cinque cittadini ungheresi. Il nuovo filone è una delle novità principali dell’indagine. «Il gruppo degli ungheresi ha parzialmente sostituito i cosiddetti “zingari” – ha confermato il procuratore della Repubblica di Cremona, Roberto Di Martino – Alcuni tra i cinque raggiunti ieri da provvedimenti di custodia cautelare erano già in carcere in Ungheria per reati analoghi legati a scommesse truccate. Per quanto riguarda gli slavi, Gegic e Hristiyan Ilievski, non sono scomparsi ma hanno mantenuto un ruolo attivo, in particolare avviando i rapporti con gli ungheresi».
IL FILONE SVIZZERO
Nella conferenza stampa organizzata ieri in questura a Cremona, il procuratore Di Martino ha poi messo in evidenza l’emergere nell’inchiesta di un filone svizzero. «Nella Confederazione elvetica – ha spiegato il titolare dell’inchiesta – sono state create anche società ad hoc legate alle combine. Posso citare, in particolare i casi, di due società che hanno incassato la prima 289mila euro e la seconda 434mila proprio in prossimità della partita Brescia-Lecce. In questo caso si sfocia anche nel reato di riciclaggio». Per quanto riguarda “gli svizzeri”, nell’ordinanza del gip Guido Salvini si legge che il coinvolgimento di queste persone «si ricollega alla prima fase riferita da Gervasoni, che si inquadra nel tentativo di Gegic e degli altri “zingari” di esportare dalla Svizzera all’Italia il fenomeno della manipolazione delle partite. Si sta quindi parlando dei personaggi che hanno militato in squadre elvetiche, già attivi in quel Paese nell’attività illecita in questione, che decidono di agevolare gli zingari per consentire questa infiltrazione in Italia».
GERVASONI
La fase due dell’inchiesta “Last Bet”, sfociata nell’ondata di arresti e perquisizioni di ieri, è nata come detto in gran parte dalla confessione di Carlo Gervasoni. Interrogato dopo l’arresto, nel dicembre dello scorso anno, l’ex calciatore del Como aveva deciso di collaborare con gli inquirenti, rendendo un’ampia confessione e chiamando in causa almeno una ventina di calciatori, in gran parte ancora in attività. Le rivelazioni dell’ex azzurro, secondo quanto riferito ieri dagli inquirenti, hanno trovato riscontri nei tabulati telefonici, nelle intercettazioni e anche nei riscontri sugli incontri avvenuti tra le persone coinvolte. L’elenco dei possibili incontri truccati, a questo punto, si è allungato a dismisura. «Tutti i fatti ai quali ci riferiamo finiscono nel 2012, in quanto non abbiamo fatto accertamenti sul 2012», ha precisato Di Martino. Il magistrato si è poi lasciato andare a un’amara considerazione. «Sarà impossibile andare avanti all’infinito con l’inchiesta perché il mio ufficio purtroppo non è in gradi di farlo – ha detto il procuratore della Repubblica di Cremona – Non abbiamo un numero sufficiente di uomini. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente chi è impegnato in questa indagine. Tutti stanno facendo turni di lavoro massacranti. Se si volesse, si potrebbe andare avanti ancora a lungo ma, al momento, non abbiamo le risorse umane per farlo».

Anna Campaniello

29 maggio 2012

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto