Calvia spiega il “modello Chiasso” nella gestione della cultura: aiuti agli artisti in difficoltà

Cinema Teatro di Chiasso

Nel 2019 il “Centro culturale Chiasso”, nato dieci anni fa, che riunisce le attività di quattro realtà diverse ma complementari come Max Museo, Spazio Officina, Cinema Teatro e la biblioteca, ha totalizzato oltre 40mila presenze, non male per una città di confine di 8mila abitanti. A due passi da Como si sa investire insomma nella cultura a 360 gradi, nonostante la forza lavoro minima e le limitazioni della pandemia. In particolare il Cinema Teatro di via Dante, che nel 2022 festeggerà i vent’anni di attività dopo la riapertura (si è già al lavoro sui programmi dei festeggiamenti), si è aperto a un pubblico trasversale con una forte presenza sui social.
Da dieci anni lo dirige un musicista e manager culturale comasco, Armando Calvia.
«Non è nostra intenzione cedere sul fronte della qualità – dice Calvia – ma aprirci sempre più sul fronte internazionale, e il pubblico ci segue e ci premia visto che la nostra rassegna online durante la quarantena ha avuto visualizzazioni in 33 Paesi del mondo. Abbiamo anche saputo creare formati inediti come la recente stagione post-Covid all’aperto che ribadiremo nel 2021».
La Svizzera italiana è un faro per la cultura tricolore, si sa, fin dai tempi della “gita a Chiasso” che auspicava Alberto Arbasino. Ma Calvia, italiano che da dieci anni dirige il Cinema Teatro di via Dante, mette in guardia da facili semplificazioni: «Vivere e lavorare sulla frontiera arricchisce lo sguardo, ti fa apprezzare il buono ovunque sia, sia nel Comasco che in Svizzera».
Calvia ha portato a Chiasso stelle come gli attori Dario Fo, Toni Servillo e Michele Placido, mostri sacri del jazz come i Manhattan Transfer, Chick Corea e John McLaughlin, acclamati protagonisti del pianoforte classico come Grigory Sokolov e Yuja Wang. Un bel curriculum. E ora deve gestire «una stagione in gran parte compromessa», con stop imposto dalle normative fino a gennaio. Poi dipenderà dall’andamento della pandemia in terra elvetica.
«Le potenzialità del nostro centro culturale integrato tra spettacoli e arte sono notevoli – afferma Calvia – per la programmazione teatrale in particolare siamo da sempre un polo di attrazione per il pubblico italiano e ci è mancato molto, per le restrizioni dovute alla pandemia. Per molte compagnie italiane non sarà possibile partecipare alla nostra stagione perché hanno sospeso le produzioni. Noi intanto ci siamo rimboccati le maniche e siamo stati costretti a mettere in atto ogni strategia per mantenere aperto il canale di dialogo con il pubblico. Con investimenti sostenuti dal Comune di Chiasso che ci verranno buoni anche per il dopo. Abbiamo appunto, come detto, varato una stagione estiva all’aperto, cosa mai fatta, che ha ispirato poi il riassetto urbano dell’area che unisce il teatro con l’attiguo Max Museo. Un palcoscenico sotto le stelle che abbiamo ampliato guardando già all’estate e che ci permetterà di presentare film ed eventi legati alla attività museale del centro culturale. Anche in un periodo negativo, la voglia di fare non è mancata. E poi abbiamo investito in tecnologia, implementando lo streaming per valorizzare il nostro archivio storico da mandare online e per abbinare ove possibile dirette digitali a spettacoli in presenza, anche con pubblico a rango ridotto».
Certo il pubblico “fisico” per un teatro è essenziale, anche per guardare con relativa serenità ai bilanci.
«La buona politica culturale – dice Calvia – è frutto di visione e coraggio. Abbiamo varato una rassegna di giovani talenti del Ticino, per sostenere artisti visivi e musicisti – la ballerina di Breganzona che lavora alla Scala, il violoncellista ticinese che lavorava a Monaco, la pianista di Stabio che lavorava in Francia. tutti ragazzi che non hanno entrate – che patiscono non poco la crisi economica causata dal virus. Qualcosa al Max si è già visto ma altri eventi arriveranno tra febbraio e marzo. Un gesto concreto, magari piccolo ma significativo: in una comunità non ci sono solo fabbriche e negozi che soffrono ma anche operatori culturali. Mi auguro che questo atteggiamento di “cura” che ritengo doveroso ispiri anche amministratori e politici nella nostra Italia».
Con questa crisi secondo Calvia «c’è la possibilità di cambiare molte cose, basta volerlo, questo è un territorio di confine che ha un altissimo potenziale culturale. L’importante è non scendere a compromessi sulla qualità: premia sempre se è accompagnata dalla capacità di organizzarla e promuoverla». Prossimi eventi certi? Il festival jazz si terrà a fine luglio. E ci sarà un omaggio a Dante nel 700° della morte del poeta, una trasmissione della Rsi realizzata in teatro. Un altro ponte di dialogo con la vicina Italia.

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