Cronaca

Camera di Commercio, maggioranza in frantumi

Il presidente designato chiede un posto in giunta per Annarita Polacchini La Compagnia delle Opere minaccia di uscire dall’apparentamento
(da.c.) Aria di crisi dalle parti della Camera di Commercio di Como. La coalizione uscita vittoriosa dalle nomine regionali per il nuovo parlamentino dell’economia lariana è già finita in frantumi. I cocci sono sparsi e i bene informati scommettono che rimetterli insieme sarà molto difficile.
Sono a rischio sia la candidatura di Ambrogio Taborelli alla presidenza sia la composizione della giunta, vero punto dolente di tutta la vicenda.
L’indicazione dell’ex numero uno di Confindustria Como alla guida di via Parini era stata accolta con molto scetticismo da più parti. Addirittura con ostilità sul versante sindacale, complici anche i cattivi ricordi che le parti sociali serbano del periodo in cui Taborelli era alla guida degli industriali della provincia.
Una delle componenti dell’apparentamento vincente in Camera di Commercio, la Confcooperative (le altre sono Unindustria, Cna, Confesercenti e Compagnia delle Opere), aveva subito fatto capire, con il presidente Mauro Frangi, di non sentirsi più obbligata a rispettare i termini dell’intesa siglata in fase elettorale. Una presa di posizione molto secca legata a un retroscena noto a tutti.
Il presidente degli industriali, Francesco Verga, aveva promesso a Frangi appoggio e sostegno per la guida della Camera di Commercio. Poche ore dopo l’indicazione di Taborelli, Verga aveva poi chiamato al telefono lo stesso Frangi tentando di spiegargli i motivi che lo avevano «costretto» a scegliere una soluzione diversa.
Dopo aver perso il voto di Confcooperative, l’apparentamento di maggioranza è sceso da 14 a 13 voti (su un totale di 28). Ma nelle ultime ore si è ulteriormente assottigliato. Per l’improvvisa defezione della Compagnia delle Opere. In realtà, questo secondo strappo non si è ancora consumato del tutto, ma rischia di diventare realtà molto presto. Taborelli ha chiesto un posto nel suo esecutivo per Annarita Polacchini, amministratore delegato di Asf Autolinee. La giunta di via Parini ha 6 componenti, più il presidente. Quattro seggi sono obbligatoriamente assegnati a un rappresentante dei principali settori produttivi (agricoltura, industria, commercio e artigianato). Con la Polacchini nell’esecutivo, rimarrebbe un unico seggio a disposizione, quasi obbligatoriamente appannaggio del turismo.
A quel punto, la Cdo sarebbe fuori dalla giunta. Prospettiva che l’associazione presieduta da Marco Mazzone giudica inaccettabile. Il punto di mediazione che qualcuno ha avanzato è stato l’allargamento dell’esecutivo. Manovra che comunque sarebbe possibile soltanto dopo la modifica dello statuto. E che è stata respinta da molti interlocutori, a partire dalla componente minoritaria (Confcommercio e Confartigianato). L’impasse, per il momento, è quindi totale. E ogni soluzione appare possibile.

Nella foto:
Aria di crisi nella maggioranza che dovrebbe governare la Camera di Commercio
19 Ott 2014

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