Camerlata senza futuro

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Entro il 2012, tutti i grandi schermi del circuito nazionale Uci dovrebbero essere riconvertiti al 3D. Guarda caso, a trainare ulteriormente la tecnologia cui ha dato slancio il kolossal di James Cameron Avatar, l’anno prossimo uscirà la versione restaurata di Titanic in versione tridimensionale.
L’Uci Cinemas di Montano Lucino ha attualmente 6 sale sulle 11 di cui è dotata la struttura che sono adibite a visioni con obbligo di occhialini.
Tale potenza tecnologica finalizzata al

tempo libero dei lariani è in sintesi la metafora di un “bengodi” locale. Ormai il comune alle porte del capoluogo, complice anche la presenza del nuovo ospedale e di un cospicuo polo commerciale e artigianale, è un satellite della città di tutto rispetto e la presenza di un multisala ne è il complemento naturale in una logica, legittima, di espansione urbanistica dove territorio ed economia lo consentono. Lo stesso avverrà in Brianza, a Cantù, con le 10 nuove sale in preparazione nel contesto del nuovo Palazzetto, che si annunciano supertecnologiche e all’avanguardia.
A contrastare le “magnifiche sorti e progressive” di queste belle favole lariane che sono divenute realtà, ecco però in scena anche la parte oscura di Como: il quartiere di Camerlata che, dopo l’uscita di scena del vecchio ospedale Sant’Anna e in attesa della cittadella sanitaria ancora in alto mare, si sta prosciugando fino a diventare un quartiere spettrale: servizi, negozi e bar infatti languono sempre più, e per giunta il moloch del multisala nell’ex industria Trevitex con nove sale spente da anni e un centro commerciale attivo solo per un decimo della reale potenzialità è un monumento allo squilibrio evidente. Altro che occhialini per il 3D: non ci vogliono effetti speciali per constatare un degrado che è sotto gli occhi di tutti. Per adeguare una sala alle proiezioni tridimensionali – essenziale servizio, in vista di una riapertura, per sopravvivere sul mercato attuale – occorrono circa 100mila euro. Ma molti euro in più ne chiederà il ripristino del contesto, in un’area comunque strategica e tra i principali biglietti da visita di Como per le migliaia di persone che giungono in città provenendo da Sud. E la fontana razionalista di Cesare Cattaneo e Mario Radice, pur minata da inquinamento e vibrazioni che la stanno sbriciolando, è lì a dimostrarlo.

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