Camesasca: «Al turismo serve stabilità». Primavesi: «Il vero fenomeno è il boom di case vacanza»

Il 2016 verrà ricordato per il boom del turismo. I pernottamenti estivi sono arrivati a 1,5 milioni. Proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno. E domandiamoci quanti ne potrebbero arrivare ancora, se solo Como e il suo territorio risolvessero i loro annosi problemi infrastrutturali, che nel capoluogo hanno nomi precisi: il lungolago e il destino dell’ex Ticosa.
Per Andrea Camesasca, vicepresidente dell’associazione albergatori di Como, viviamo un periodo virtuoso per più motivi. «È vero – dice – che da sette-otto anni a questa parte si è lavorato con una regia forte nel turismo comasco, insistendo molto sulla promozione. Ma godiamo di questa congiuntura favorevole perché negli ultimi anni mete come l’Egitto, la Turchia, il Mediterraneo e persino la Francia non hanno dato garanzie di sicurezza. Che è il requisito che oggi il turista chiede, insieme a bellezza e servizi. Ora il nostro compito come territorio è stabilizzare con serietà e competenza questo percorso. Personalmente ad esempio ho da sempre forti perplessità sulla tassa di soggiorno, che grava sul turista. E in particolare per il suo impiego da parte del Comune per scopi che non riguardino direttamente il turista stesso. Che merita di vedere impiegati i suoi soldi piuttosto che nella manutenzione di una fontana in abbellimenti effettivamente destinati ai turisti, che siano un plus, un valore aggiunto importante, e allora penso a un grande evento come i ponti galleggianti sul lago d’Iseo della scorsa estate, firmati dall’artista Christo. Quindi sulla tassa di soggiorno mi sento di dire: stendiamo un velo pietoso. Servono strategie per crescere in modo stabile, invece. E se non ci si mobilita per far fruttare il vantaggio di cui godiamo ora, c’è il rischio che altre zone si ingegnino, e ci soffino i clienti. Il turismo è un settore economicamente troppo importante per il Lario per lasciarselo sfuggire».

Coda di turisti per salire sulla funicolare Como-Brunate

Per Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio Como, va capito però che tipo di turista vuole e può ospitare la città di Como e il suo territorio. «Noi residenti ci lamentiamo del lungolago, delle infrastrutture. Ma il turista magari non li vede, questi problemi. Sarà merito degli operatori dell’accoglienza, con iniziative e proposte, e anche di noi commercianti quindi, far dimenticare loro le brutture del territorio permettendo così di concentrarsi sulla bellezza. Capita la stessa cosa anche a noi, quando visitiamo una grande città europea. Che ha sicuramente problemi, ma anche doti che attraggono. E noi badiamo giustamente a quelle. Il problema è un altro, ed è comune anche a grandi città come Venezia: quale turismo viene da noi? E quale turista vogliamo incentivare? Il turista mordi e fuggi o quello più stanziale? Sono reduce da una riunione dell’associazione che riunisce gli agenti immobiliari. La loro lettura è chiara, il segnale che danno è netto. A Como sta esplodendo il mercato delle case vacanza, che il turista affitta per pochi giorni. E non stiamo parlando solo di località rivierasche o di centro storico cittadino, siamo ormai a un fenomeno molto diffuso». Un boom che potrebbe diventare un boomerang se non governato. «E allora – conclude Primavesi – domandiamoci seriamente quale turismo siamo in grado di accettare, e come fare a distinguere i fiori e l’erba grama».
Ieri intanto sono state “recuperate” da viale Giulio Cesare e da altre zone della città, alcune panchine che sono state collocate in piazza Cavour, il “salotto buono” del capoluogo.

Articoli correlati