Campione d’Italia, i guai non finiscono mai: nella Finanziaria spunta una nuova tassa

campione d'italia

Da una parte la corsa contro il tempo per evitare l’applicazione della direttiva dell’Unione Europea, dal prossimo 1° gennaio, sull’inclusione di Campione d’Italia nello spazio doganale, e dall’altra, una nuova tassa, una sorta di Iva ridotta, per tutte le attività dell’enclave prevista nella bozza della Finanziaria 2020, ma che potrebbe essere la pietra tombale anche per la riapertura del nuovo Casinò.
Sono giornate di trattative febbrili e di trasferte romane per trovare soluzioni alle vicende campionesi. Ieri, sul “Corriere del Ticino”, Silvio Mignano, ambasciatore d’Italia in Svizzera, in una lunga intervista aveva espresso parole di speranza e garantito «incontri a livello tecnico anche molto alto» per fare uscire dalla drammatica crisi Campione d’Italia.
«Stiamo avendo in questi giorni riunioni importanti a Roma, in Ticino e a Berna» ha dichiarato l’ambasciatore.
La scorsa settimana, il commissario prefettizio Giorgio Zanzi, era stato ricevuto direttamente al Ministero delle Finanze. «L’impegno da parte del Mef per arrivare a chiedere la proroga c’è – ha dichiarato Zanzi all’altro quotidiano ticinese, “La Regione” – Serve una proroga per evitare la morte di Campione d’Italia e per avere il tempo di trovare un accordo con il Canton Ticino sui vari problemi che si aprirebbero se dovesse diventare esecutiva l’inclusione dell’enclave nella spazio doganale europeo». Il percorso non è però affatto in discesa. Ci sarebbero infatti forti resistenze da parte dei funzionari del ministero, professionisti della burocrazia, sui quali sembra che pure la politica di governo abbia incredibilmente pochi poteri.
Si vuole così spostare la partita a un livello più alto, alla Commissione europea. Si deve però far calendarizzare in tempo (prima della fine dell’anno) l’argomento della proroga per Campione d’Italia dal Commissario europeo per gli affari economici e monetari in carica, Pierre Moscovici. Un’impresa possibile oggi soltanto per il Pd, che sembra stia facendo forti pressioni proprio dalla Lombardia per raggiungere l’obbiettivo.
Ecco che sul tavolo, proprio ieri, è arrivata un’altra questione, solo all’apparenza slegata da spazio doganale e direttiva europea. Nella bozza della manovra di Bilancio 2020 è stato infatti inserito un articolo (numero 65) che riguarda proprio Campione d’Italia. Il governo vorrebbe istituire l’imposta locale sul consumo a Campione, da applicare alle forniture di beni, alle prestazioni di servizi e alle importazioni. Una sorta di Iva. Ricordiamo che Campione d’Italia è oggi fuori dall’applicazione dell’Iva. In che misura vengono applicate le percentuali dell’imposta? Il testo specifica che verranno considerate le percentuali stabilite dalla legge federale svizzera per l’imposta sul valore aggiunto.
In soldoni, il 7,7%, percentuale che sarà sì bassa, rispetto all’Iva italiana del 22%, ma che va a colpire un’economia già in fortissima difficoltà, sofferente, se non morente. Meno di duemila residenti e qualche centinaia di attività già in ginocchio dal luglio del 2018 per la chiusura del Casinò. La stessa tassa, naturalmente, una volta applicata, renderebbe necessario il ricalcolo di qualsiasi businessplan fatto oggi per la riapertura, totale o parziale della casa da gioco. Ma anche in questo caso è lecito porsi delle domande. Come mai una forza di governo, il Pd, appunto, da una parte briga per trovare una soluzione a Campione in Europa e dall’altra inserisce una nuova tassa per l’enclave? L’applicazione dell’imposta sul consumo potrebbe essere in realtà il classico “contentino” per la Confederazione elvetica, che in questo caso non potrebbe più lamentare una sorta di “concorrenza sleale” da parte delle attività che si insediano nell’enclave. Un gioco d’azzardo su più tavoli, insomma, e visto che si parla dell’ex sede del casinò più importante d’Europa, il discorso ci può anche stare. L’ora di scoprire le carte però, si avvicina.

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