Campione, negozi fermati dalla burocrazia. Due società hanno fatto domanda per aprire punti vendita di alimentari

Campione d'Italia, nuova dogana

Da una parte il grande lavoro dell’Agenzia delle dogane, che dall’attuazione della norma europea sta cercando in ogni modo di alleviare i disagi alle attività economiche e ai residenti di Campione d’Italia, dall’altra la burocrazia che continua a frenare tutte le pratiche in Municipio.
L’enclave italiana, che ormai da due anni, con il fallimento del Casinò, sta facendo i conti con una crisi mai vista in precedenza, fatica a trovare un equilibrio anche per le questioni più semplici e di vitale importanza. Da quasi un anno, ad esempio, non esiste più sul territorio comunale alcun negozio di alimentari. L’ultimo era vicino alla Posta e ha chiuso alla fine della scorsa estate. Ora ci sono due società che hanno presentato domanda per l’apertura di altrettante strutture commerciali. Si tratta di superfici di vendita medie. Una realtà vorrebbe entrare nell’ex Sporting, un’altra in una superficie poco distante dal centro.
Entrambe le pratiche giacciono però tra gli uffici comunali. Arenate tra problemi di leggi e regolamenti, che per Campione d’Italia diventano qualcosa di insormontabile. Se vogliono fare la spesa i residenti sono così costretti a varcare la dogana e raggiungere il primo centro commerciale svizzero aperto. Oppure, a differenza dei cittadini svizzeri, potrebbero arrivare in Italia a fare la spesa. Un viaggio difficile per la fascia più fragile della popolazione.
Come ha riportato il quotidiano “La Regione Ticino”, su Campione pende ora l’ennesima spada di Damocle. Palazzo Lombardia ha infatti sollecitato l’amministrazione dell’enclave riguardo il rimborso delle spese sanitarie sostenute nel periodo dal 2005 al 2018. Un conto molto salato, che ammonta a 87 milioni di euro. I campionesi rientrano da sempre nel servizio sanitario svizzero e vi vorrebbero naturalmente restare. Il Comune non è però più in grado di rifondere la Regione, così come previsto secondo gli accordi sottoscritti con l’allora Asl di Como. Regione Lombardia avrebbe già cercato di farsi rimborsare le spese sanitarie dallo Stato, ricevendo però un netto diniego. A Palazzo Lombardia non è restato così che rivalersi sul Municipio cittadino, con buona pace dei conti comunali che già languono da un paio d’anni.

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