Campione, un giorno in più per aderire: favorevoli al piano già molti dipendenti

Una veduta del casinò di Campione d'Italia

Sono giornate cruciali per Campione d’Italia, sul fronte del Casinò e di conseguenza su quello del Comune dell’enclave italiana in Ticino. Ieri si è celebrata un’accesa seduta dal consiglio comunale. Il sindaco, Roberto Canesi, ha esortato i dipendenti della casa da gioco, chiusa dal luglio 2018, ad aderire al piano proposto dall’amministratore della società di gestione, Marco Ambrosini.

Nella stessa seduta è stato fatto votare l’avvio della procedura per il riequilibrio finanziario dell’amministrazione dell’enclave. Da quando la casa da gioco non è più stata in grado di rispettare gli accordi sui versamenti al Municipio, lo stesso ha accumulato debiti e non è stato più in grado di presentare un bilancio. E neppure di pagare il pesante mutuo contratto per la realizzazione della nuova casa da gioco. Il Comune, ricordiamo, è socio unico della società del Casinò e ad oggi tra i suoi maggiori creditori, con le banche e gli ex dipendenti.

La delibera votata ieri dal consiglio comunale, prevede l’avvio della complessa proceduta di riequilibrio, della durata di cinque anni, che potrebbe consentire al Comune di redigere un bilancio quantomeno senza i debiti del 2018 e 2019.
Contrario il capogruppo di minoranza, Simone Verda, della lista Campione 2.0, che ieri ha fatto mettere agli atti la sua dichiarazione di voto, con un documento inviato al prefetto di Como, Andrea Polichetti, al Ministero dell’Interno e alla Corte dei Conti, per chiedere di sciogliere immediatamente il consiglio comunale di Campione. Verda ha ben elencato i motivi della richiesta. Ovvero debiti per decine di milioni di euro anche del Comune verso ex dipendenti, Regione Lombardia per la Sanità pubblica, che si aggiungono agli oltre 20 milioni di euro anticipati al Casinò e mai rientrati. Un rosso da capogiro aumentato anche nel corso del 2020, che da tre anni non consente al Comune di redigere un bilancio. Proprio sul debito del Casinò verso il Comune era intervenuta anche Angela Pagano, commissario straordinario liquidatore, che con una delibera dà il mandato all’avvocato Andrea Bassi per il recupero dei crediti di oltre venti milioni verso il Casinò.

Una vicenda intricata da qualsiasi parte la si voglia guardare insomma, con la scure del giudizio del Tribunale sulla proposta di concordato del Casinò, che arriverà tra meno di un mese.
Per iniziare a camminare verso la riapertura, la casa da gioco ha bisogno entro lunedì di un’adesione pressoché totale al piano Ambrosini. Prevista l’assunzione di 170-180 dipendenti, con stipendio mensile di 3.600 franchi, il pagamento di Tfr e mancato preavviso a tutti. «È il momento di superare barriere personalistiche», ha detto il sindaco ieri in consiglio. Molti dipendenti della casa da gioco sono già andati a firmare per il concordato. L’assessore alla partita, Paolo Bortoluzzi, ha sottolineato l’importanza di «poter guardare al futuro con l’obiettivo primario per il territorio di riaprire la casa da gioco». La scadenza per i dipendenti, inizialmente fissata per questa sera, è stata posticipata di un giorno, a domani.

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