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Campo di via Regina Teodolinda, per la Caritas è stata “La sfida dell’accoglienza”

A quattro mesi dalla chiusura del campo di via Regina Teodolinda non si è certo chiusa a Como la questione dell’accoglienza dei migranti in provincia. A tenere vivo il ricordo di un periodo che non ha avuto precedenti in città, ma pure gli attriti generati dalla chiusura della struttura, è il rapporto redatto dalla Caritas Diocesana di Como con la cooperativa Symploké.Emblematico il titolo “La sfida dell’accoglienza” per rivivere l’attività svolta di ascolto e mediazione nel Centro di Permanenza Temporanea “Osvaldo Cappelletti” di via Regina, rimasto aperto dal 19 settembre 2016 al 31 ottobre 2018.Un report che, attraverso le voci degli operatori di Caritas e Symploké, ricostruisce la storia, gli eventi e i vissuti che hanno caratterizzato quell’esperienza forte e “pionieristica” di accoglienza.L’obiettivo, come spiegano dalla Diocesi di Como in una nota, è rendere pubblica la testimonianza del lavoro fatto, «oltre che un indiscutibile valore di memoria dei propri interventi».«Pur tuttavia, reputiamo possa essere estremamente interessante anche per chi, con uno sguardo esterno, tecnico, da operatore sociale, da interessato al tema, abbia interesse a conoscere meglio come, nei due anni di apertura “del Campo” – com’era comunemente detto in gergo – il fenomeno migratorio legato alla città di Como si sia espresso ed evoluto. E come si sia provato a dare risposte» prosegue la nota.Il report integrale è scaricabile dal sito Internet della Caritas diocesana e della cooperativa Symploké www.symplokecoop.itCompletano la documentazione la testimonianza di chi ha coordinato il lavoro di mediazione, le attività burocratiche in particolare relative ai tanti minori stranieri non accompagnati che erano presenti nella struttura. Struttura definita «un luogo dignitoso» rispetto ad altri centri di accoglienza italiani.Non manca nel documento la lettera appello che tutto il mondo cattolico lariano sottoscrisse il 15 settembre del 2018, per chiedere di non chiudere il Centro di via Regina.Sono state 7.019 le persone chiedenti asilo aiutate nei due anni e un mese di apertura. Nei cinquanta container di via Regina si è arrivati ad ospitare oltre 300 persone. Ogni giorno si riuscivano ad effettuare soltanto 10 colloqui di un’ora circa.Viene ricordato anche l’11 settembre 2018, quando gli ultimi 70 ospiti del Centro vennero trasferiti senza preavviso. Sarebbero finiti a Bologna e Settimo Torinese.Chiude il report un’intervista a Tapha, 30enne fuggito dal Gambia nel 2012 (dove racconta di aver lasciato la moglie e due figli piccoli), arrivato sul Lario nel 2014. Dopo aver ottenuto l’asilo politico e il permesso di soggiorno, Tapha ha iniziato a lavorare proprio nella Cooperativa Symploké. La sua opera nel campo si è rilevata molto importante, forte del suo vissuto e della sua esperienza nello spiegare anche gli adempimenti burocratici agli altri ospiti.P.An.

Redazione

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