Campus al San Martino: il Politecnico rilancia. Gaddi: «Struttura aperta»

L’area strategica
Il rettore: «Ma si deve decidere in tempi stretti»

Il Politecnico non vuole perdere il treno del Campus universitario a San Martino e dopo le parole del prorettore del Politecnico di Como, Maria Antonia Brovelli anche il rettore Giovanni Azzone, ieri a Como per l’inaugurazione del nuovo laboratorio di Modelli.
«Pensiamo sia fondamentale che l’università sia radicata nella città e possa definire una propria identità che sia condivisa e aperta al territorio – spiega il professor Azzone – Crediamo sia importante per il Politecnico di Como
avere una sede che sia riconoscibile e in cui raggruppare in modo maggiore rispetto a oggi attività di ricerca, di collaborazione con le imprese e di formazione internazionale. Mi sembra che in tal senso San Martino sia la localizzazione più corretta per un campus e quindi auspico che su questo progetto possano convergere tutte le forze della città».
Il rettore ha delegato di seguire lo sviluppo del progetto la prorettrice Brovelli e ne parlerà anche con il nuovo rettore dell’Insubria, Alberto Coen Porisini.
«L’insediamento all’Insubria è previsto il 1° novembre e dopo quella data avremo occasione di parlare direttamente».
Azzone non si sbilancia su tempi di realizzazione del campus, ma le sue parole sono un pungolo per gli enti locali.
«Il mondo non ci aspetta – dice il rettore – se noi stiamo fermi, gli altri si muovono. Quindi se il progetto viene condiviso occorre gestirlo nel più breve tempo possibile. Perché comunque un insediamento edilizio richiede tempi lunghi, anni. Così prima si decide cosa fare prima si riesce a finire».
Il futuro di San Martino come di consueto crea dibattito. E così si ipotizzano anche soluzioni alternative. E si immaginano strade percorribili. Il sindaco di Como, Mario Lucini, ha già ribadito come sia ancora assolutamente operativo il progetto di utilizzare l’ex ospedale per scopi universitari.
L’ex assessore alle Politiche giovanili, il leghista Maurizio Faverio, che negli anni dell’era Bruni si era impegnato in prima persona facendo aprire, all’interno di uno degli edifici abbandonati, una sala prove per giovani musicisti che ha ospitato più di mille ragazzi, la pensa invece così: «Si è trattato di una prima sperimentazione che ha dato buoni risultati. Ha suscitato interesse e rivitalizzato una parte di quell’immenso complesso. E questa, ovviamente, potrebbe essere una strada da perseguire anche in futuro. Certo – ha detto Faverio – sarebbe molto difficile riuscire a far vivere un’area così estesa solo con sale prove o progetti simili. Bisognerebbe in ogni caso cercare di creare almeno un mini campus, soprattutto se non sono più interessati tutti i soggetti coinvolti. E dopo puntare alla creazione, tutto intorno, di un insieme di offerte per gli studenti».
L’ex ospedale psichiatrico si estende su una superficie di 280mila metri quadrati. Attualmente solo una minima parte del complesso è occupata da ambulatori, consultori e sedi di associazioni. Ma la parte più consistente del parco e delle strutture, in parte fatiscenti, sono abbandonate. In passato si pensò anche di realizzare il nuovo ospedale Sant’Anna poi migrato a San Fermo. Il secondo parere è quella di un altro ex assessore, Sergio Gaddi, inventore delle grandi mostre di Villa Olmo.
«Difficilmente si potrà ipotizzare qualcosa senza una connessione con il mondo universitario. Se l’Insubria dovesse definitivamente fare un passo indietro, sarà compito del sindaco darsi da fare per procedere, con chi è rimasto. Senza però abbandonare il tema campus. Solo così si potrà creare una città universitaria. Magari più piccolo».
Infatti si potrà «far leva su chi vuole ancora perseguire questa strada. Dal Conservatorio, all’Accademia Galli e al Politecnico. Creiamo un mini campus e offriamo servizi aggiuntivi tutti intorno nel verde del San Martino. L’importante è non creare una struttura chiusa su se stessa. Il nuovo campus dovrà essere permeabile con la città, offrire spazi e servizi per gli universitari, ma anche per i residenti, come strutture sportive e culturali», ha concluso Sergio Gaddi.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Uno degli edifici all’interno dell’area dell’ex manicomio di Como, sulla collina di San Martino tra la città e la frazione di Lora (Mv)

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