Cancellata, unica soluzione. «Anche l’Arco della Pace lo difenderemo così»

Alberto Artioli: «Il Monumento ai Caduti non è un solarium»
Avanti tutta con la cancellata: è il minore dei mali, a conti fatti. E addio alle telecamere, che non sono un deterrente sufficientemente forte e agile per debellare o almeno arginare lo tsunami di graffitari e incivili che assedia il Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni.
Ne è convinto un esperto di arte monumentale, un “tecnico” che è storicamente uno dei primi assertori dell’ipotesi di una cancellata «trasparente»; cioè poco invasiva per lo skyline del lungolago, e che è anche
una voce autorevole del panorama culturale lombardo.
Si tratta dell’architetto Alberto Artioli, soprintendente ai beni architettonici della Lombardia.
La posta in gioco è troppo alta, fa capire Artioli: occorre rompere ogni indugio per salvare dal degrado causato dalle bombolette facili sulla superficie del monumento e dal conseguente stillicidio di interventi-tampone per la sua manutenzione che ormai non è più straordinaria ma un rosario di ordinario ripiego, per tentare di arginare le ripetute verniciature da parte dei soliti ignoti.
«Già 15 anni fa la Soprintendenza milanese aveva espresso un parere favorevole di massima di fronte all’ipotesi di una cancellata per salvaguardare il Monumento ai Caduti, lanciata dall’esponente politico del centrodestra comasco Alessio Butti», dice Alberto Artioli.
E l’ipotesi è tanto più valida oggi, visto che il monumento è continuamente e ciclicamente preda dei writer.
«Confermo che sarei favorevole anche adesso, a maggior ragione. Le telecamere – spiega Artioli – possono poco o nulla, e tantomeno potrebbe la vigilanza, che è difficile poter garantire effettivamente sull’arco delle ventiquattro ore. Ben altra cosa sarebbe una cancellata, poco invasiva ma efficace». L’ipotesi, che sul Lago di Como a suo tempo ha scatenato polemiche a loro volta sfociate nella rinuncia e nel ritorno del progetto nel proverbiale cassetto dei sogni, è invece all’ordine del giorno ad appena 40 chilometri di distanza e cioè nel cuore di Milano.
«Ne stiamo parlando proprio in questi giorni – annuncia Artioli – si tratta di una cancellata all’Arco della Pace di Milano, monumento insediato da bivacchi con falò e non privo di scritte anche se non in modo invasivo come quelle registrate sul Monumento ai Caduti di Como. Là c’è l’aggravante che lo usano spesso come palestra per scalate improvvisate. Risultato: si è deciso di proteggerlo in modo serio. Ecco perché sarei favorevolissimo anche a una cancellata attorno al Monumento di Giuseppe Terragni. E pensiamo a un altro luogo simbolo come l’Altare della Patria, nella capitale, che è munito di cancellate peraltro fin dall’origine: lì è addirittura vietato farci i pic nic, una guardia munita di fischietto vi redarguisce, se vi coglie in flagranza».
«Non vedo soluzioni alternative. O, meglio, se ci sono, le tirino fuori quei “soloni” che hanno tanto tuonato contro l’ipotesi della cancellata in passato, pur di difendere la “purezza” dell’aspetto urbanistico attuale».
Artioli solleva un altro tema, che considera non secondario per far pendere la bilancia a favore delle cancellate: «Il Monumento ai Caduti di Terragni, ispirato da un disegno di Antonio Sant’Elia, ha un forte valore simbolico. Non è affatto un solarium. Quindi è da considerare una sorta di “vilipendio” al suo significato morale il fatto che molti vi prendono allegramente il sole. Sia chiaro, non voglio passare per moralista, ma lo ritengo un uso improprio».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
L’Arco della Pace di Milano, preso di mira dai vandali. Sotto, l’Altare della Patria

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