Candele votive per guarire dal tumore: a processo l’amica della malata

Il tribunale di Como

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Secondo la tesi della procura che l’ha portata a processo con l’accusa di circonvenzione di incapace, avrebbe fatto leva sulle speranze di guarigione di una malata terminale di cancro (poi deceduta) affidandosi al soprannaturale, ma anche a candele votive, preghiere e messe. Spillando nel tempo – dall’aprile del 2009 fino al febbraio del 2011 – una cifra quantificata in quasi 150 mila euro, 147.340 per la precisione.

Una rumena di 39 anni è finita in aula di fronte al giudice monocratico Walter Lietti per difendersi dalla pesante accusa di circonvenzione di incapace che si sarebbe concretizzata nel Triangolo Lariano. Da quanto ricostruito, la donna finita a processo sarebbe stata una amica di famiglia, rimasta vedova del marito.

Quando arrivò la terribile notizia della malattia – questo almeno ritiene la pubblica accusa – iniziò il raggiro, approfittando e abusando sia dello «stato di malattia» sia della «conseguente deficienza psichica». Una situazione grave, con le speranze di guarigione affidate – secondo consiglio dell’amica – a metodi soprannaturali, ma anche a candele votive e altro. Soldi che piano piano passavano da un conto corrente all’altro.

Nelle mani dei carabinieri – che hanno indagato sulla vicenda – sono finiti i tabulati telefonici che testimoniavano i contatti tra le due donne, e pure la documentazione bancaria che proverebbe il passaggio di somme. Versamenti ingenti, secondo il capo di imputazione, che alla fine avrebbero sfiorato i 150 mila euro.

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