Canova al Carducci con Pescarmona

L'ingresso dell'associazione Carducci a Como

Mercoledì 22 gennaio alle ore 18 presso il Salone Musa della Associazione Carducci di Como  in viale Cavallotti 7 si terrà una conferenza a commento della Mostra presso le Gallerie d’Italia “Canova e Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna”. Il conferenziere Daniele Pescarmona  è stato funzionario direttore della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici (Ministero per i Beni Culturali e Ambientali) a Cagliari per un biennio, occupandosi della Pinacoteca Nazionale della città e della tutela dei beni artistici e storici di quella provincia e di Oristano (1981-1983). In seguito è passato alla Soprintendenza di Milano (Brera) dal 1984 al 2015 dove ha diretto l’ufficio di controllo del mercato antiquario (vincoli e prelazioni) e, nella attività di tutela, si è occupato della provincia di Como, i cui beni artistici e storici sono da lui ben conosciuti: noti sono gli studi sul Sacro Monte di Ossuccio, quelli dedicati ai Lavori in corso nel cantiere di Santa Maria dei Ghirli di Campione d’Italia (1570-1727), sulla tecnica esecutiva degli scultori lombardi fra Quattro e Cinquecento. Nella attività a Milano si è anche occupato del Gabinetto dei disegni e delle stampe ed infine è stato responsabile della sezione “Novecento” della Pinacoteca di Brera.

Il curriculum di Pescarmona rende manifesto il tenore dell’approccio al tema della scultura “moderna”, come cita il titolo della mostra: non sarà dunque un commento di uno storico dell’arte, che ha fatto, peraltro, della scultura uno dei temi d’indagine  preferiti, ma quello del profondo conoscitore della “fortuna”  che alcuni artisti e un certo tipo di arte hanno goduta, rispetto agli altri. Pescarmona infatti suggerirebbe che la titolazione della mostra più che nascita della “scultura moderna” sarebbe meglio sottotitolarla: nascita degli artisti moderni. Al tempo di Canova (1757-1822), ad esempio Mozart (nato un solo anno prima ma scomparso nel 1791, a soli 35 anni) era morto in miseria e la sua tomba non esiste (è stato sepolto in una fossa comune), mentre la tomba di Canova ai Frari a Venezia mostra tutta la sua imponenza e importanza. Ad accompagnare il funerale di Andrea Appiani (1754-1817), il nostro genio pittorico lombardo, c’erano solo pochi amici. L’artista pertanto può diventare, o meno, un simbolo ideologicamente o politicamente sfruttato e sfruttabile con un seguito di opinione pubblica, malgrado il favore a quest’ultimo accordato dal vice presidente Melzi d’Eril.

L’eccezionalità della posizione di Canova viene sottolineata dalla sua stessa vita, non solo dalla committenza, ma dal compito portato a termine con successo del rientro in Italia di tante opere d’arte migrate in Francia. È evidente che nella restituzione, oltre al valore del “diritto” del nostro paese, aveva giocato un ruolo fondamentale il prestigio personale dello scultore. Queste considerazioni su un personaggio rispetto ad un altro sono rese  ancor più complesse da quelle relative al primato di una arte rispetto all’altra, dove la scultura ebbe, fin dal Rinascimento, la peggio. Il dibattito sul primato delle arti è fondamentale: è noto che intere botteghe facevano fatica a sudare con lo scalpello e spesso i disegni erano forniti dai pittori. Come non pensare al persistere di un primato della pittura rispetto alla manualità sottesa dalla scultura? A rinforzare la scarsa considerazione che nel passato si ebbe di questa arte resta anche il fatto che nelle stime inventariali i quadri  venivano stimati da pittori accademici, mentre le sculture erano elencate fra le merci di cui si occupavano i rigattieri.

Sulla scia di una tradizione negativa, si innesta a metà degli anni Settanta del Novecento un revival del Neoclassico, quando, fino a quel momento, di scultura non si discuteva o si discuteva poco. Anche allora, è doveroso notarlo, a trascinare il tema alla ribalta furono Canova e Thorvaldsen.

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