Cantiere delle paratie, le indagini geologiche sono da rifare

alt

Il caso – La più recente normativa anti-sismica e una richiesta precisa della Regione alla base di un’iniziativa che apre comunque incognite sul futuro
Si tratta di capire se le opere strutturali già posate negli anni scorsi siano in assoluta sicurezza

(da.c.) Tutto da rifare. Le indagini geologiche e geotecniche del nuovo lungolago di Como sono da ripetere, o almeno da aggiornare. Lo ha confermato ieri il sindaco, Mario Lucini, parlando in una diretta web organizzata nella redazione della Provincia di Como di «eventuali, ulteriori verifiche con indagini geotecniche sulle strutture già eseguite» che il Comune avrebbe in programma per le prossime settimane.
E subito è scattato il campanello d’allarme tra

chi si occupa, ormai da anni, del cantiere più contestato della storia cittadina.
Alcune verifiche con gli addetti ai lavori hanno chiarito il “mistero” della frase di Lucini. Alimentando, peraltro, le già numerose incertezze e preoccupazioni che gravano sul futuro del progetto delle paratie.
Accade che a causa della nuova normativa anti-sismica, il Comune ha deciso di organizzare ulteriori indagini geologiche e geotecniche nel tratto che va da via Cavallotti a piazza Cavour, ovvero dove i lavori sono teoricamente conclusi, almeno nella parte sommersa.
Queste indagini, previste per il cantiere nella parte alta del lungolago, sono state espressamente richieste pare dalla Regione Lombardia. E si fanno soltanto adesso perché in passato non erano obbligatorie. Lo sono diventate con le nuove norme in materia di prevenzione dagli effetti derivanti da un evento sismico. I tecnici comunali vogliono in particolare avere una costante misura del livello di falda per verificare il drenaggio delle vasche a monte. È anche necessario verificare la stabilità delle stesse vasche e di alcuni manufatti, quali ad esempio la scala a lago che in passato ha mostrato segni di cedimento e che non a caso è stata ribattezzata simpaticamente dagli addetti ai lavori “scala mobile”.
La città di Como, spiegano ancora dagli uffici di Palazzo Cernezzi, ha occupato nell’ultimo secolo un sedime naturale lacustre. Oggi si realizzano opere importanti su terreni «recentissimi» e «sottratti al lago», quindi «incoerenti» dal punto di vista geologico.
Nella parte alta del cantiere, le indagini approfondite sono già state completate. Lo stesso non è accaduto nella parte bassa, verso i giardini a lago. Si tratterà quindi di capire se le opere strutturali già posate siano in sicurezza e augurarsi che le verifiche diano esito positivo.
Diversamente, si aprirebbe un capitolo assolutamente inedito e dal finale potenzialmente drammatico. Se si scoprisse, cioè, una falla nella staticità delle opere realizzate, è facile immaginare quali conseguenze vi sarebbero. Innanzitutto, in termini di costi aggiuntivi e di tempi lunghi di conclusione del cantiere.
Secondo quanto è stato possibile sapere, in ogni caso, la spesa relativa a queste indagini è già stata prevista nel quadro economico mandato in Regione in vista dell’accordo sul rifinanziamento del progetto.

Nella foto:
Una delle opere che vanno controllate è la scala a lago che in passato ha dato segnali evidenti di cedimento e che, per questo motivo, è stata ribattezzata dai tecnici comunali come la “scala mobile”

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.