Cantiere dell’università, un incubo tutto lariano

Il caso –  L’ultimo salasso per l’amministrazione provinciale è di 688mila euro
Subappalti, costi lievitati e ritardi: l’incredibile odissea di via Valleggio
Prendete il lodevole intento dell’amministrazione provinciale di ampliare la sede universitaria di via Valleggio, a Como. Poi mischiatelo con un appalto da poco meno di 7 milioni di euro, 7 anni di calvario tecnico e burocratico, aziende in fuga, fallimenti, subappalti a pioggia, consulenze a non finire, costi lievitati e ritardi cronici. Alla fine dell’operazione, avrete raccontato l’incredibile storia – ma il termine incubo sarebbe più appropriato – del terzo e del quarto lotto del cantiere
per dotare Politecnico e Insubria di queste meraviglie: un edificio semicircolare per ospitare laboratori e locali di servizio, un’ampia piazza che collegherà l’università al Setificio, un parcheggio interrato da 150 posti auto per docenti e personale e 4 aule da 50 posti.
Per risalire all’origine di questo caso da manuale del fantastico, bisogna partire dal 13 marzo 2003. E non è uno scherzo.
Quel giorno, la giunta provinciale approvò il progetto esecutivo per l’ampliamento della sede universitaria di via Valleggio. L’importo complessivo del progetto era di 6 milioni e 991mila euro. Esattamente 3 mesi dopo, il 12 giugno 2003, la Sicilia brindava: ad aggiudicarsi i lavori, con un ribasso record che portò l’offerta netta a 5 milioni e 30mila euro, furono le imprese associate Costruzioni Meridionali Srl di Agrigento, la Capraro Spa di Palermo (capogruppo) e la Eliotron Cooperativa di Casteltermini (Agrigento). Nemmeno il tempo di brindare, che su Villa Saporiti arrivarono le prime tegole: la prima perizia suppletiva e di variante per 141mila euro il 26 novembre, la seconda, di 53mila euro, il 7 dicembre. Era l’inizio del naufragio. Il 23 marzo 2006, 3 anni dopo l’alzar di calici, la Provincia risolveva il contratto «a causa dell’inadempimento concretizzatosi in un fermo cantiere durato dal 7 dicembre 2003 al 23 marzo 2006». Unica consolazione immediata per Villa Saporiti, l’incameramento di 190mila euro mediante escussione della fidejussione depositata dalle aziende. Intanto, nel dicembre 2006, compaiono i primi due incarichi professionali esterni dati dalla Provincia per «progettazione opere residue, per la parte impiantistica e per la parte edile» più altri dettagli. Totale: 202mila euro, non male.
Arriviamo al radioso maggio del 2007. La giunta presieduta dal leghista Leonardo Carioni riapprova il progetto esecutivo. Parliamo sempre del terzo e quarto lotto dei lavori di ampliamento della sede universitaria di via Valleggio. L’importo rideterminato è sceso rispetto all’inizio: siamo a 5 milioni e mezzo precisi. Una volta individuate le modalità d’appalto, il 5 marzo 2008 la speranza arriva dal Piemonte. Con il secondo clamoroso ribasso sulla base d’asta dopo quello marchiato Sicilia, è la MIE Srl di Chieri (provincia di Torino) ad aggiudicarsi l’appalto con un’offerta di 4 milioni e 462mila euro. Mentre spunta un nuovo incarico esterno per 122mila euro per l’incarico a un ingegnere milanese della direzione lavori e del coordinamento sicurezza, succede l’incredibile. Il 15 settembre 2008, con determina dirigenziale, la Provincia «prende atto dell’avvenuto fallimento dell’impresa MIE attestato con sentenza emessa dal Tribunale di Torino in data – udite udite – 22 aprile 2008». In sintesi: la Provincia il 5 marzo assegna l’appalto per via Valleggio a una ditta torinese che viene dichiarata fallita 48 giorni dopo. Domanda da 100 milioni: ma nessuno si era accorto di niente in via Borgovico? Mah.
Comunque, la Provincia ci riprova. Il 24 novembre 2008, Villa Saporiti stipula il contratto con la Co.Ge. di Parma. Che, incredibile coincidenza, offre esattamente lo stesso ribasso della MIE: il 15,8% sulla base d’asta, per una cifra pari a 4 milioni e 462mila euro. Succede.
L’11 dicembre 2008 iniziano i lavori in via Valleggio. Dovrebbero terminare 500 giorni dopo, il 14 marzo 2009 (e non sarà così). Passano i giorni e a muoversi sono soprattutto le carte, il cantiere fa decisamente più fatica.
Il 2 febbraio 2009, intanto, un documento di Villa Saporiti ufficializza «l’incremento della voce relativa alle spese tecniche in relazione agli incarichi di collaudo in corso d’opera». Poi, via al festival dei subappalti: il 13 febbraio 2009 la bergamasca Cfb ottiene un incarico da 30mila euro per pulizia, sgombero materiali e messa in sicurezza del cantiere; lo stesso giorno, 30mila euro vanno alla Pieffe Opere in Verde di Parma per «pulizia da arbusti e infestazioni da erbacce». Il 20 marzo arriva un incarico da 11mila euro allo Studio associato Margottini e Bianchi di Como, mentre, il 30 aprile, 30mila euro sono destinati a due dipendenti dell’ufficio tecnico dell’università per l’assistenza alla direzione lavori. Segue un’altra infornata di subappalti per una miriade di interventi vari, dalla coibentazione alla posa degli impianti, fino alle rasature di gesso. Questa la sequenza: il 25 maggio 2009, subappalto da 95mila euro; il 17 luglio da 311mila euro; il 17 agosto da 9mila e 500; il 18 agosto uno da 15mila e un altro da 5.610; il 25 novembre uno da 57mila; il 17 dicembre uno da 225mila; il 19 marzo 2010 uno da 245mila; il 16 giugno 2010 uno da 9.250.
Siamo al colpo di scena finale. Il primo luglio scorso, l’impresa vincitrice dell’appalto e la Provincia si trovano d’accordo su una cosa: un imprevisto aumento dei costi (più 688mila euro, metà coperti da risparmi, metà a carico di Villa Saporiti) e dei tempi (servono 137 giorni in più, 4 mesi e mezzo) per finire i due lotti di via Valleggio. I lavori, dunque, a novembre dovrebbero essere finiti.
Alt. Torniamo un attimo indietro.
Vi ricordate qual era la data prevista dall’ultimo appalto assegnato?
Il 14 marzo 2009. Ovvero quasi un anno e mezzo fa. Ma quella scadenza – almeno scorrendo i documenti ufficiali – sembra quasi sia evaporata nel nulla, nel disinteresse generale. Ora l’ultimo post-it porta l’indicazione del novembre prossimo.
Ma come si fa a crederci davvero?

Emanuele Caso

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