Cantiere sotto processo a Ossuccio. «Confiscato in favore dello Stato»

Le richieste dell’accusa

Sono pesanti le richieste del pubblico ministero Simone Pizzotti al termine della sue conclusioni raccolte in una memoria consegnata al giudice.
Al centro dell’attenzione del magistrato che ha condotte le indagini, il presunto abuso edilizio andato in scena a Ossuccio, in uno degli angoli più belli del Lago di Como. Una costruzione formata da nove unità abitative in località Spurano, sotto sequestro praticamente dal febbraio 2011 (sigilli revocati solo la scorsa settimana) e che addirittura

è stata bollata dallo stesso pm come frutto di «autorizzazioni illegittime», chiamando dunque in causa indirettamente anche il consiglio comunale e la giunta che non è tuttavia mai stata indagata. I tre finiti a processo sono infatti l’amministratore unico della società committente delle opere, un 65enne residente nel Novarese, l’amministratore unico della società esecutrice dei lavori (un 46enne nato a Traona) e il direttore dei lavori, un 62enne residente a Como.
Per loro il pm ha chiesto pene che vanno dai 2 ai 2 anni e mezzo (quest’ultima per il 62enne di Como) con un risarcimento danni complessivo quantificato in 300mila euro e la confisca dell’immobile a favore dello Stato. In subordine l’accusa, nel caso non dovessero essere riconosciute le costruzioni come «abusive», ha chiesto condanne da un anno a un anno e mezzo, un risarcimento danni totale da 150mila euro e la sistemazione del fabbricato come avrebbe dovuto essere. Gli avvocati della difesa – Davide Brambilla, Francesco Tagliabue e Marco Franzini – replicheranno il 27 marzo, ma già ieri hanno voluto commentare le richieste del pm: «Sono eccessive e non accettabili – ha detto l’avvocato Francesco Tagliabue – La richiesta poi di attribuire l’immobile allo Stato contrasta con la decisione del tribunale che lo scorso 15 ottobre ha dissequestrato il cantiere. Tra l’altro è stata presentata una domanda di sanatoria accolta con le autorizzazioni a sistemare le difformità riscontrate in un cantiere che, occorre ricordare, era comunque ancora aperto e non chiuso».

M.Pv.

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