Canton Ticino, dimezzati i suicidi assistiti

Bandiera Svizzera

Molti italiani varcano il confine con la vicina svizzera per trovare assistenza al proprio suicidio. Una pratica legale – regolamentata dall’articolo 115 del Codice Penale svizzero – che non ha mancato di sollevare polemiche non solo a livello locale.
Ma secondo i dati forniti dalla Polizia Cantonale, come ha riferito ieri in un articolo il maggior quotidiano ticinese, il “Corriere del Ticino”, quest’anno i casi che sono stati registrati nel territorio del Cantone elvetico alle porte dell’Italia si sono dimezzati. Nel 2016 infatti i casi sono stati 51, mentre quest’anno, fino a novembre, sono stati solo 22.
Si ritiene che il drastico calo nella casistica sia dovuto all’interruzione dell’attività di due associazioni, la “LL Exit” di Melano e la “Carpe Diem” di Chiasso.
Il codice penale elvetico prescrive che l’attività di assistenza al suicidio non possa avvenire a scopo di lucro: diventa infatti reato quando è effettuato «a scopo egoistico».
Ogni volta che viene notificato un caso di suicidio assistito la Polizia Cantonale ha il compito di raccogliere la relative documentazione tecnico-scientifica e di verificare l’identità del paziente che si è sottoposto al trattamento letale. Il dossier così raccolto viene poi trasmesso al Ministero pubblico di competenza.

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