Cantù, Bucchi dà la sveglia ai giocatori: «Non voglio vedere volti tristi e rassegnati»

Piero Bucchi

«Non voglio vedere volti tristi o rassegnati. Abbiamo tutto per raggiungere l’obiettivo che questa società si è posta, la salvezza: ho accettato istintivamente, con grande determinazione, questo incarico». Piero Bucchi, nuovo allenatore della Pallacanestro Cantù, ha messo le cose in chiaro fin dall’inizio, senza troppi giri di parole.
Il tecnico subentrato all’esonerato Cesare Pancotto non si è nascosto. Lui per primo sa che l’incarico che gli è stato dato non è semplice e che c’è da far rialzare la testa a una formazione che nell’ultima uscita a Pesaro è apparsa abulica e demotivata.
Situazione che ha portato la società a decidere per il cambio, ma che allo stesso tempo ha irritato non poco i tifosi. Lo testimonia un duro comunicato degli Eagles – la curva, la parte più calda dei sostenitori – in cui una parte dei giocatori viene accusata di aver remato contro Pancotto. Parole pesanti da un gruppo che storicamente non inizia a contestare la squadra al primo passaggio sbagliato – come molto spesso capita in altre realtà – ma anzi, la sostiene fino al 40’, anche nelle circostanze peggiori.
Bucchi se ne rende conto e sa che, oltre a rimotivare i suoi atleti, ci sarà anche da riconquistare una piazza che ha vissuto male gli ultimi giorni e le novità portate dalla brutta prestazione contro Pesaro, gara trasmessa in diretta da RaiSport. Una figuraccia a livello nazionale.
«Io sono pronto a mettere tutta la mia voglia in questa nuova sfida – ha sottolineato Bucchi – Mi sento coinvolto e responsabilizzato. Sto già studiando qualche modifica, come è naturale, visto che a un nuovo allenatore si chiede sempre di cambiare le cose».
«In passato ci sono stato situazioni particolari in cui sono andato ad allenare e mi avevano detto che ero matto – ha aggiunto – Invece alla fine ho vinto quelle scommesse. Ho accettato volentieri la proposta di Cantù e sono sicuro che anche in questa realtà si possa fare bene».
L’esordio del nuovo allenatore sarà domenica nella partita contro Varese, già decisiva in ottica salvezza, visto che si sfidano le due formazioni che occupano gli ultimi posti nella classifica di serie A. «Cosa mi aspetto? Sicuramente una reazione dal punto di vista emotivo, cosa che ho già visto nel primo allenamento – ha spiegato Bucchi, bolognese, classe 1958 – La squadra si è applicata sin da subito. Domenica, inoltre, mi attendo che i ragazzi riescano a mettere sul campo anche il fattore tecnico per vincere. Tuttavia, vedere in campo facce determinate e non tristi sarebbe già un buon punto di partenza: sui volti deve esserci rabbia, non rassegnazione».
Il tecnico non ha nascosto la sua amarezza, per la mancanza dei tifosi, che in questa fase, a Cantù e nel resto d’Italia, non possono entrare nei palazzetti. «Mi scoccia parecchio che il Covid ci tolga il loro supporto e la possibilità di poter contare sul nostro sesto uomo. Li ricordo da avversario, calorosi e vicini alla squadra. Specialmente al Pianella, che era sempre una bolgia, ma lo stesso vale per Desio, una struttura più dispersiva, ma in cui si sono sempre fatti sentire. So che ci seguono ugualmente con grande trasporto: rivolgo loro un saluto e prometto che darò il 200%: credo fermamente in questo progetto».
Infine Bucchi ha voluto dedicare un pensiero a Enrico “Chicco” Ravaglia, il giocatore della Pallacanestro Cantù scomparso in un incidente stradale la notte del 23 dicembre 1999. «Appena ho firmato a Cantù ho pensato a lui, questo perché l’ho avuto sin dal Minibasket fino agli Allievi, portandolo poi alla Virtus Bologna. Conosco molto bene la sua famiglia, saluto con grande affetto i suoi genitori Bobo e Morena», ha concluso.

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