Cantù: decadenza di Arosio, avviato il countdown
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Cantù: decadenza di Arosio, avviato il countdown

Edgardo Arosio Edgardo Arosio

È partito ieri sera il conto alla rovescia. Il countdown di dieci giorni per la decadenza del sindaco di Cantù, Edgardo Arosio. Ieri sera il consiglio comunale di Cantù, convocato su richiesta delle minoranze, ha votato la delibera con cui sia avvia formalmente il decorso dei 10 giorni entro i quali il sindaco deve risolvere la causa di ineleggibilità.
La vicenda è nota. Il Tar, nei giorni scorsi, ha riportato il primo cittadino in una posizione di incompatibilità. Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato dal fratello del sindaco, Armando, e della sua impresa di pompe funebri.
Le minoranze avevano subito raccolto le firme per chiedere la convocazione di un consiglio comunale urgente. «La maggioranza ci ha chiesto di votare il rinvio della delibera – ha detto ieri sera il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Filippo Di Gregorio – Abbiamo detto no e li abbiamo esortati ad assumersi le loro responsabilità. Così si è arrivati al voto».
La delibera è passata con il sì delle minoranze e l’astensione del centrodestra.
Da ieri sera sono così partiti i dieci giorni per risolvere l’incompatibilità. Diversamente, in un nuovo consiglio comunale verrà votata la decadenza di Arosio. Nel frattempo, la giunta della Città del Mobile ha già presentato ricorso al Consiglio di Stato sulla decisione del Tar. Ricorso che la maggioranza confida possa venire accolto nell’udienza del 15 marzo, ovvero entro la scadenza dei dieci giorni: se non con un annullamento, quantomeno con una sospensiva. Arosio non ha preso parola ieri in consiglio. Lo hanno fatto per la maggioranza il vicesindaco Matteo Ferrari (Forza Italia) e il capogruppo azzurro, Ciro Cofrancesco, che ha parlato di «sentenza politica».
Una tesi confutata dall’esponente di Lavori in corso, Francesco Pavesi, mentre Di Gregorio, nel suo intervento, ha ribadito come il problema «debba essere risolto dal centrodestra».
Per eliminare l’incompatibilità, l’amministrazione comunale aveva annullato l’appalto per il servizio di pompe funebri assegnato alla società del fratello del sindaco. Quest’ultimo aveva poi presentato ricorso al Tar sulla decisione.

6 marzo 2018

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Redazione Corriere di Como

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