Cantù, Gerasimenko sempre in silenzio. Prima scadenza urgente, il 18 febbraio

Trento Cantù

L’ennesima giornata di attesa terminata con un nulla di fatto. Il patron della Pallacanestro Cantù Dmitry Gerasimenko ancora una volta non si è fatto sentire dal suo esilio per far sapere se intenda o meno accettare una delle due offerte di acquisto del club brianzolo che sono giunte nelle scorse settimane.
Si prosegue, dunque, con la fase di stallo in quella che è una corsa contro il tempo con una scadenza che si avvicina sempre di più, quella del 18 febbraio. Entro quel giorno devono essere pagati stipendi, relative tasse e altre pendenze del passato (si parla di una cifra di circa 200mila euro). In caso non avvenisse il versamento, si andrebbe incontro ad una serie di multe (a seconda dei giorni di ritardo) e poi ad eventuali penalizzazioni in punti (che sarebbero comunque accreditate nella prossima stagione). La soluzione peggiore, l’esclusione del campionato, avverrebbe invece in caso di mancato pagamento della rata del 5 marzo.
Ipotesi a cui nessuno vuole pensare, ma che in questa fase va purtroppo considerata, in attesa che il proprietario del club si esprima in un senso o nell’altro, sempre che – una supposizione che comincia a farsi sempre più concreta – abbia davvero voglia di vendere. In Brianza in molti ritengono che i silenzi di questi giorni siano segno di una volontà di Gerasimenko di andare avanti, anche se non si capisce bene come, visto i problemi personali che lo attanagliano da tempo.
Il campionato attualmente è fermo per le partite di Coppa Italia (Cantù non si è qualificata) e per i successivi impegni con la Nazionale. Gli allenamenti agli ordini di coach Nicola Brienza riprenderanno il 18 febbraio. Contrariamente rispetto a quanto in molti pensavano, i giocatori non si sono catapultati negli Stati Uniti.
L’unico cestista ad aver raggiunto gli Usa è stato il capitano Ike Udanoh, mentre Frank Gaines è andato nella sua città preferita, Londra. Gli altri atleti del club brianzolo sono rimasti in Italia e ne hanno approfittato per fare i turisti nelle città d’arte del nostro Paese. La meta più gettonata è stata Venezia.

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