Cantù, nonostante i divieti del sindaco oltre 500 fedeli si radunano per pregare

È scontro frontale tra la comunità islamica di Cantù da una parte, il Comune della città del mobile e la Lega Nord dall’altra.
I sentori di un braccio di ferro durissimo erano arrivati già nei giorni scorsi. Prima l’Atto di intimazione e diffida votato dalla giunta del Comune di Cantù e indirizzato al presidente dell’associazione culturale islamica Assalam Omar Bourass in vista della celebrazione della Festa del sacrificio.
Poi la comparsa di un tendone montato da alcuni membri della comunità islamica canturina all’interno del cortile dello stesso capannone. E, infine, le due ondate di accessi per la preghiera. Il primo la mattina presto, con almeno cinquecento persone. Il secondo poco dopo le 13, con un numero leggermente minore di musulmani, anche se nel frattempo il tendone nel cortile era stato smantellato.
La comunità islamica insomma ha considerato carta straccia la diffida formale sottoscritta dalla giunta della Città del Mobile che tendeva ad evitare qualsiasi raduno religioso in quell’area.
Attorno al capannone di via Milano 127, poco dopo l’alba, erano schierati anche i carabinieri di Cantù e la polizia locale per scongiurare qualsiasi problema di ordine pubblico.
In effetti, il raduno si è svolto senza tensioni, ma da lì a poco sono divampate forti come non mai le polemiche politiche.
Furioso il sindaco della città brianzola, Edgardo Arosio. «Dopo ben 17 violazioni accertate nelle scorse settimane – commenta il primo cittadino – Dopo la diffida a utilizzare il capannone artigianale per pregare e nonostante il limite massimo di persone fissato in 99, ci troviamo di fronte a 600 persone che ignorano le nostre leggi, i nostri atti ufficiali e persino il buonsenso».
«In mattinata – aggiunge il sindaco Arosio – si è consumato un fatto gravissimo – Ora noi procederemo con le sanzioni, ma soprattutto aggiungeremo un altro capitolo al dossier già depositato in Procura».
Anche il partito di Arosio parla chiaramente di «un atto gravissimo senza precedenti che certifica il loro disprezzo per le nostre leggi» riferendosi alla comunità musulmana canturina.
E ancora, «il loro assiduo inganno sull’attività di preghiera svolta e la loro incapacità di convivere e integrarsi con la comunità che li ospita. Oggi la comunità islamica di Cantù ha sfidato le istituzioni locali e nazionali – si legge nel comunicato della Lega Nord – Oggi si è sacrificato sul loro altare di preghiera la legalità, il nostro diritto e il rispetto delle regole a cui ogni cittadino canturino è tenuto ad attenersi. Sappia l’associazione islamica che la nostra comunità non è regolata dal Corano, ma dalle leggi dello Stato».
Viene così chiesto un intervento «immediato da parte delle istituzioni competenti per reprimere questa enclave di illegalità a Cantù».
La Lega chiede in particolare «il sequestro dell’immobile, la chiusura della moschea e il Daspo per i rappresentanti dell’associazione Islamica».

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