Cantù, pesante sconfitta nella trasferta di Venezia

L’Acqua S.Bernardo certo non era favorita nella trasferta con i campioni d’Italia della Reyer Venezia. I padroni di casa hanno vinto, come da pronostico, infliggendo a Cantù una delle sconfitte più pesanti della sua storia: 76-46 il finale.

Coach Cesare Pancotto (Pallacanestro Cantù)

«Siamo stati in difficoltà tutta la partita – sono state le parole di coach Cesare Pancotto a fine gara, riportate sul sito del club brianzolo – pmAbbiamo giocato male tutti, io per primo mi metto davanti per aiutare questa squadra a crescere e a capire ciò che dobbiamo migliorare. Questa sera non siamo riusciti a fare neppure le cose più semplici. A questo proposito, vi assicuro che durante la settimana questa squadra lavora con grande dedizione, senza riuscire però a mettere in campo ciò che ha preparato».

«Credo che solo chi lavora possa ottenere dei risultati e noi siamo convinti e determinati a seguitare per raggiungere i nostri obiettivi. Quello che dobbiamo fare è focalizzare meglio, fare chiarezza su quello che siamo in questo momento e su quello che vogliamo realizzare alla fine del campionato, ossia la permanenza in Serie A. A tal fine dobbiamo imparare a difendere meglio perché mentalizzando la difesa, la facciamo diventare un baluardo». 

«Non traggano in inganno i 76 punti che sembrerebbero opera, ma alta è stata la percentuale che abbiamo concesso agli avversari, ad esempio nel tiro da due e negli uno contro uno. Quindi è necessario metallizzare la difesa perché diventi un baluardo e, in quanto baluardo, diventi fiducia». 

«Quanto all’attacco, ognuno di noi deve togliersi qualcosa per far crescere la squadra. La prima cosa che dobbiamo fare è sprintare perché in Serie A, con questo atletismo e questi fisici, se non sprinti non vai da nessuna parte. La seconda cosa è la troppa palla in mano, per questo dico che ognuno deve togliersi qualcosa per aggiungere qualche cos’altro. Non voglio demonizzare e cambiare le abitudini, però voglio aiutare i miei giocatori a migliorarsi. Per cui se l’abitudine è quella di palleggiare, adesso dobbiamo fare uno o due palleggi in meno, per aiutare la squadra a essere migliore. Ci dobbiamo rimboccare le maniche perché, che fosse difficile era una considerazione che facevamo, considerazione che oggi è una realtà di cui ci siamo resi conto affrontando nel campionato squadre con queste carature. Il percorso è diventato più difficile ma, per quello che ci riguarda, la consapevolezza deve diventare una forza e una determinazione per centrare il nostro obiettivo».

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