A Cantù si rischiò una faida di ’ndrangheta. Botte e spari per il controllo della vita notturna
Cronaca

A Cantù si rischiò una faida di ’ndrangheta. Botte e spari per il controllo della vita notturna

I giovani emergenti vicini ai Morabito opposti ai Muscatello di Mariano Comense

(m.pv.) Mentre nel cuore di Cantù, l’operosa “Città del Mobile, tutto apparentemente proseguiva come ogni giorno, attorno a piazza Garibaldi si rischiava una faida di ’ndrangheta. Non in Calabria, non in un Comune della Sila, ma sotto il campanile di San Paolo. Una storia pazzesca, portata alla luce dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita ieri mattina dai carabinieri di Cantù su mandato della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Decine gli arresti, e di questi nove hanno riguardato soggetti residenti nella Brianza comasca e nel Canturino, tre dei quali accusati di essere affiliati alla ’ndrangheta nel Locale di Mariano Comense. Tutto è bene quel che finisce bene, si suol dire, ma nell’ottobre 2015 le cose non stavano così e si andò davvero a un passo dalla guerra di mafia in pieno centro a Cantù. La storia è raccontata dalle 415 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari di Milano, che parla espressamente del rischio di «un’autentica guerra all’interno del Locale di Mariano Comense» tra «esponenti di famiglie di lunga tradizione ’ndranghetista operanti nel Nord Italia». L’antefatto è l’assunzione di Ludovico Muscatello, nipote dello storico boss del territorio Salvatore, come responsabile della sicurezza all’interno di un locale notturno canturino.
Attività dove quest’ultimo, con il suo cognome “importante”, avrebbe dovuto «garantire il pagamento delle consumazioni dei clienti calabresi». Un ruolo che agli scalpitanti ed emergenti rampolli legati alla famiglia di ’ndrangheta dei Morabito, direttamente discendenti del boss Giuseppe Morabito detto “U Tiradrittu”, evidentemente non andava bene.
Il 4 ottobre 2015, un gruppo di persone fa irruzione nel locale di Cantù e lo mette sottosopra, devastando mobilio e attrezzature e aggredendo i clienti. Muscatello interviene e colpisce con un pugno al volto uno degli aggressori che deve recarsi al pronto soccorso a farsi medicare (dieci giorni di prognosi).
Si tratta di Domenico Staiti, nato ad Africo, 43 anni, e residente a Cantù. Personaggio, ritengono gli inquirenti, vicino alla famiglia dei Morabito.
Il 10 ottobre, Ludovico Muscatello – finito il lavoro nel locale notturno – viene avvicinato da alcune persone scese da due auto mentre si trova all’esterno di una panetteria, sempre a Cantù. Ne nasce una discussione e Muscatello viene gambizzato. Testimoni riconoscono tra i presenti proprio Staiti e Rocco Depretis, 21 anni, entrambi in carcere dopo l’ordinanza di ieri.
Scrivono i giudici: «Le modalità dell’agguato, il movente e la circostanza comportano l’inquadramento dell’episodio in un contesto tipicamente mafioso, di affermazione e di predominio sul territorio». «Da un lato ci sono gli affiliati alla famiglia Muscatello, tradizionalmente dominante nel territorio, dall’altro un gruppo di ragazzi emergenti legati ai Morabito».
«L’episodio di sangue – è la chiosa – poteva determinare, con la creazione di alleanze contrapposte, l’esplosione di una guerra all’interno del Locale di Mariano Comense».
Ma, in considerazione «della attuale carcerazione di tutti i membri del Locale, la strada scelta è stata quella della pacificazione». E per questo sarebbe sceso in campo l’anziano boss, che con la propria autorità avrebbe convinto le parti a evitare il sanguinoso scontro.
Il tutto a Cantù, nell’Anno Domini 2015, nel cuore dell’operosa Brianza.
La pace
Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri di Cantù e dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano il boss Salvatore Muscatello riuscì però a convincere tutti che una guerra di ’ndrangheta avrebbe avuto alti costi per tutti in termini di sangue. Era l’ottobre del 2015
Piazza Garibaldi è stata costantemente monitorata nell’indagine che si è chiusa ieri
L’indagine dei carabinieri di Cantù è stata effettuata nell’ambito dell’inchiesta milanese
Un locale notturno di Cantù assume per garantirsi la sicurezza e il pagamento delle consumazioni il nipote del boss a capo della Locale di Mariano Comense
4 ottobre 2015: un gruppo di persone fa irruzione in un locale notturno di Cantù e lo mette sottosopra. Il nipote del boss interviene e colpisce con un pugno al volto uno degli aggressori che deve recarsi al pronto soccorso
Il 10 ottobre il nipote del boss viene gambizzato all’esterno di un panificio. Testimoni riconoscono tra gli aggressori l’uomo finito al pronto soccorso.

Servizio di cambio assegni scoperti e favori. La ’ndrangheta chiedeva il “pizzo” a Cantù

27 settembre 2017

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Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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