Cronaca

Caos preferenze nelle urne. Si vota in 4 modi differenti

Ingrandisci !Verso il 25 maggio
Le nuove regole per il “consenso di genere” sono state introdotte dal Parlamento soltanto a poche settimane dal voto.
Quattro sistemi di voto diversi nella stessa tornata amministrativa. Se non è un record, poco ci manca. In un Paese nel quale si discute da anni (inutilmente) su come cambiare la legge elettorale, non può stupire il “caos preferenze” generato dalla scelta di introdurre la cosiddetta preferenza di genere.

Un’ottima intenzione, vale a dire consentire alle donne di avere più peso nelle assemblee elettive, ha prodotto non poca confusione. Forse anche a causa di un’informazione insufficiente e frammentata.

A complicare le cose, poi, il fatto che le nuove regole per la rivoluzione rosa sono state introdotte dal Parlamento soltanto a poche settimane dal voto.

Il risultato è una gigantesca confusione, che ha sollecitato i dubbi e le domande di moltissimi cittadini e lettori.
Mettere un po’ d’ordine è quindi quasi indispensabile. Così come spiegare in dettaglio i vari sistemi di voto, diversi a seconda del numero di abitanti del Comune in cui si risiede.
Partiamo dalle comunali nei paesi con meno di 5mila abitanti, la stragrande maggioranza sul Lario (79 su 97). In questo caso, gli elettori votano il sindaco e possono esprimere una sola preferenza.
Nei 17 Comuni compresi tra 5.001 e 15mila abitanti, invece, le preferenze possibili sono due. Chi scegliesse di dare il doppio consenso ai candidati consiglieri, deve però necessariamente votare un uomo e una donna. Deve cioè virare sulla preferenza di genere. Due preferenze anche per i candidati consiglieri del solo Comune che supera i 15mila abitanti, Mariano Comense. In questo caso, il sistema elettorale permette anche di disgiungere il voto. I marianesi possono cioè dare il proprio consenso a un sindaco e a una lista non collegata.
Per il Parlamento Europeo, infine, è stata introdotta la tripla preferenza, sempre di genere.
Chi volesse dare tre voti ai singoli aspiranti eurodeputati, dovrà per forza scegliere due donne e un uomo oppure, in alternativa, due uomini e una donna. La campagna informativa sulle televisioni nazionali è partita da qualche giorno, ma le incertezze rimangono.
Complice, come detto, la scelta di introdurre i cambiamenti soltanto all’ultimo momento.
Nella società della comunicazione, dove tutto è online, è in realtà possibile accedere al sito del ministero dell’Interno e scaricare le istruzioni per il voto. Ma nessuno si faccia illusioni: non sempre trasparenza fa rima con comprensibilità.
E nel nostro caso è sicuramente così. I «manuali» del Viminale sono prolissi (181 pagine quello per le Europee, 257 quello per le amministrative) e infarciti di rimandi normativi.
Un ostacolo per molti insormontabile, il trionfo ancora una volta della burocrazia sul buon senso.
Intanto, in attesa del 25 maggio – quest’anno, altra novità dell’ultimo momento, si voterà soltanto nella giornata di domenica, dalle 7 del mattino alle 23 – i Comuni hanno provveduto a completare l’ultima revisione delle liste elettorali, quella al 15esimo giorno precedente la consultazione popolare.
I numeri definitivi dei comaschi chiamati alle urne non erano però fino a ieri sera disponibili sul sito della Prefettura. Saranno pubblicati sicuramente nelle prossime ore, quando dai 154 Comuni lariani giungeranno tutti i file relativi all’anagrafica elettorale.
Complessivamente, e in attesa come detto della revisione finale, i comaschi che avranno diritto al voto per il rinnovo del Parlamento europeo sono poco meno di 490mila, in maggioranza donne (251mila contro 238mila uomini).
Nei 97 Comuni in cui si rinnovano anche le assemblee cittadine e si eleggono direttamente i sindaci, gli elettori chiamati alle urne sono poco più di 245mila, sempre in maggioranza donne: 125mila .contro 120mila uomini.
Per la prima volta, nella mappa amministrativa lariana figurano i nomi di tre nuovi paesi. Sono quelli nati dalle fusioni del dicembre scorso: Tremezzina, che riunisce Lenno, Ossuccio, Mezzegra e Tremezzo; la “nuova” Bellagio, che ha accorpato Civenna alla Perla del Lario; e Colverde, Comune nato dai paesi di Drezzo, Parè e Gironico. In totale, saranno 550 i seggi aperti nei 154 Comuni della provincia.
Esattamente nella metà di essi – 225 – si voterà sia per il rinnovo del Parlamento Europeo sia per l’elezione di sindaci e di consigli comunali.
Il paese più piccolo chiamato alle urne è Val Rezzo, dove i residenti sono 179 e gli elettori 190. No, non è un errore. A Val Rezzo, così come a Livo (190 residenti e 205 elettori) gli iscritti alle liste di votanti sono in numero maggiore degli abitanti perché nel loro numero sono ricompresi, ovviamente, anche i residenti all’estero.
Poche unità che, nel caso di piccoli comuni di montagna, fanno ancora la differenza.

Da. C.

14 Mag 2014

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