Economia

Caos Tasi «ormai imminente». Appello dei sindacati comaschi «Stop alla tassa in tutti i paesi»

altFisco e società
Ieri la conferenza stampa dei responsabili dei Caf
I sindacati lanciano l’allarme: non ce la possiamo fare. Oggetto: la ormai famigerata Tasi.
All’approssimarsi della scadenza del 16 giugno è ormai caos. Il rischio concreto è che non si riescano a soddisfare le richieste dei cittadini. Così i Caf partono all’attacco dei Comuni che non sembrano voler assistere i contribuenti. I cittadini brancolano nel buio e, nel frattempo, i giorni passano.
Questa mattina, intanto, i sindacati incontrano il prefetto, Bruno Corda, per spiegare una

situazione che si sta ingarbugliando ora dopo ora. All’orizzonte si delinea il classico “tutti contro tutti”.
In provincia di Como sono soltanto 41 (su 154) i Comuni che hanno deliberato le aliquote della Tassa sui Servizi Indivisibili e sono in teoria pronti a far pagare, entro la scadenza originaria del 16 giugno, l’imposta. Per gli altri, dopo la proroga concessa dal governo, se ne riparlerà a settembre. Obiettivo dei sindacati è di guadagnare tempo, spostando a dopo l’estate anche la scadenza dei comuni “virtuosi”.
Detto questo, allo stato attuale dei fatti, regna però il buio più totale su dove, come e quanto pagare, vista la molteplicità di variabili e fattori da tenere in considerazione.
La mancanza di tempo, il ritardo nella consegna dei software appositi per effettuare i conteggi e le legittime incertezze dei contribuenti stanno per far detonare l’emergenza Tasi. Ieri mattina i sindacati hanno tenuto una conferenza stampa per fare il punto della situazione e chiarire alcuni passaggi contestati. «La norma che ha introdotto la Tasi ha stabilito, per evitare ai contribuenti di dover affrontare da soli i calcoli della nuova imposta, l’invio da parte dei Comuni di bollettini precompilati con gli importi da pagare – ha detto Roberta Sfardini della Cgil – ma non tutti lo stanno facendo».
Anzi la denuncia è secca e decisa. «Gran parte delle amministrazioni hanno optato per la cosiddetta autoliquidazione, hanno cioè addossato ai residenti l’onere del calcolo dell’imposta dovuta. O stanno spingendo i cittadini nei Caf», ha aggiunto Sfardini. Qualora le persone non fossero capaci di effettuare i conteggi, gli eventuali costi per una consulenza ricadrebbero, ovviamente, sulle tasche dei contribuenti stessi. E in media, servizi di tal natura possono variare, in base alla complessità del caso, da 80 a 100 euro. «È profondamente ingiusto gravare sulle persone. Non è ammissibile – ha detto Gerardo Larghi, segretario generale della Cisl dei Laghi – Così non si tutela la gente. Bisogna mettere tutti in grado di eseguire nel modo più corretto il proprio lavoro. Al prefetto spiegheremo questo sperando in un suo intervento. Da parte nostra, chiediamo un rinvio a settembre per tutti i Comuni, anche quelli che hanno già deliberato, così da avere il tempo per fare quanto dovuto e prevedere ogni variabile».
Basti dire, soltanto per fare un esempio, che in due Comuni quali Guanzate e Appiano Gentile (nella lista dei 41 “virtuosi”), sono più di un centinaio le casistiche differenti da dover analizzare per eseguire il calcolo corretto.
In aggiunta il rischio concreto – e la beffa – è che il Comune incassi in un primo tempo l’importo della Tasi elaborato dal contribuente e poi agisca anche per riscuotere gli importi di eventuali multe derivanti da errori commessi dai cittadini nel conteggio dell’aliquota.
«Molti Comuni stanno invitando i residenti a rivolgersi ai Caf (non obbligati) per il calcolo, rendendo così evidenti le difficoltà delle amministrazioni che, anziché semplificare, complicano norme e procedure», dice Luisa Seveso, presidente delle Acli di Como. «Da tutte queste considerazioni è evidente l’impossibilità dei Caf di gestire, entro il 16 giugno, il calcolo della Tasi. Non possiamo interpretare le centinaia di delibere e regolamenti in corso di pubblicazione e gestire le casistiche previste dai Comuni anche per il ritardo con il quale ci hanno messo a disposizione i software appositi», dice Salvatore Monteduro, segretario provinciale della Uil.
E va considerato anche un ultimo fattore. «Noi gestiamo una banca dati che comprende oltre 1.500 Comuni. Vanno considerate le seconde case e altri fabbricati posseduti dai residenti comaschi in altre regioni. Il lavoro è più impegnativo», aggiunge Sfardini. Intanto, serpeggia anche il timore per possibili problemi di ordine pubblico. «La gente si sta stancando. Basta vedere quanto accaduto a Brescia, dove i cittadini esasperati hanno preso d’assalto l’ufficio tributi per cercare di aver risposte», conclude la stessa Sfardini.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Da sinistra: il segretario della Uil Salvatore Monteduro, il presidente delle Acli Luisa Seveso, Il segretario della Cisl dei Laghi Gerardo Larghi e Roberta Sfardini, responsabile Caf Cgil
29 Mag 2014

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