Capitale europea della cultura. Candidare il Lario non è impossibile

Interventi e repliche

La proposta di ambire a candidare la città di Como (ma anche il Lario e coinvolgendo persino il Ticino) tra le capitali europee della cultura per uno dei prossimi anni ha sotteso l’idea che è bene parlarne. L’esperienza di città che hanno cercato di preparare seriamente la candidatura può aiutare a sostenere le ragioni della proposta. Il frutto del lavoro svolto in molte città europee è stato il miglioramento della collaborazione all’interno dell’ambito culturale e con l’esterno, in particolare con il settore turistico. L’impegno per le attività di comunicazione e promozione – ovvero il dialogo di enti e istituzioni – porta a relazioni nuove e positive. Volgendo lo sguardo su obiettivi – di varia natura: culturale, economica e sociale – da perseguire nel breve e nel lungo periodo coerentemente con l’idea fondante l’iniziativa europea – crescita del profilo e dell’immagine internazionale della città, sviluppo dell’ambito culturale e dei rapporti di collaborazione – significa mettersi a lavorare per coinvolgere nel progetto sia gli operatori culturali e socio-economici sia la popolazione locale. Può essere significativa l’esperienza di Marsiglia (capitale europea della cultura del 2013) dove si intravede l’equilibrio tra leadership politica e culturale, tra città e regione, nonché il pieno appoggio di partner locali, regionali ed europei supportati dal comparto privato. Operativamente è necessario ascoltare le proposte delle categorie che vanno interpellate, creare apposite commissioni di lavoro con politici, rappresentanti di enti e istituzioni, categorie e cittadini. È chiaro che sussiste l’importante questione dei fondi necessari per garantire la sostenibilità economica del progetto, ma è necessario anche cominciare a disegnare l’obiettivo, identificare le priorità ed evitare di generare confusione tra i partner coinvolti. Quindi sono richiesti un costante monitoraggio e l’integrazione degli obiettivi nel processo di pianificazione. Esemplificando si può dire che sussistono obiettivi ad alta priorità: accrescere il profilo internazionale della città e potenziare lo sviluppo culturale a lungo termine della città. Questo anche riconoscendo la necessità dello sviluppo di talenti di artisti locali. Bisogna altresì aver chiaro che l’iniziativa Capitale Europea della Cultura può generare risvolti positivi per il territorio e, per questo, non va vissuta semplicemente come evento di natura culturale, ma come processo di sviluppo dell’intera città, ovvero dell’intero territorio coinvolto. Come dire che gli eventi culturali possono/devono essere considerati anche dall’ottica economica per lo sviluppo turistico del Lario. L’iniziativa “Città Europea della Cultura” nasce nel 1995 e dal 1999 viene definita “Capitale Europea della Cultura”. Ha contribuito a riposizionare città europee sul mercato, modificandosi anche strutturalmente e generando benefici per la collettività. Proporre la candidatura e impegnarsi per la gestione efficace e trasparente delle necessarie risorse finanziarie può aiutare ad attuare efficienti politiche di promozione. Cosa deve fare la città candidata a Capitale Europea della Cultura? Semplificando: ammodernare i beni culturali (musei, gallerie d’arte, teatri, concept hall, centri congressi); riqualificare parchi, strade, piazze, illuminazione cittadina; investire nelle infrastrutture del trasporto (strade, stazioni). Alla fine si incrementa la qualità della vita dei residenti e di chi in città lavora; accelerano gli investimenti sul territorio. Creare rete di collaborazione a cui non deve mancare l’apporto delle Università, la partecipazione dei cittadini (con lo scopo di trovare “l’orgoglio” di appartenenza e la diffusione di valori culturali). Infine, valorizzare anche aree periferiche e luoghi non convenzionali (scuole).

Guido Capizzi – giornalista ed economista

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