Cultura e spettacoli

Capolavori d’arte birmana al Museo delle Culture

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Esposizioni – A Lugano in scena 63 opere della collezione etnografica di Willem Peppler

Non poteva esserci periodo migliore di questo per portare alla ribalta internazionale un Paese affascinante e ancora poco conosciuto qual è la Birmania. Un Paese tormentato da conflitti etnici sul quale pesano le conseguenze di una lunga dittatura militare, ma che sta vivendo un importante momento di cambiamento, testimoniato, pochi giorni fa a Parma, dalle parole del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, leader del

movimento democratico birmano, reduce da una prigionia ventennale.
Ecco allora che la straordinaria esposizione al Museo delle Culture Extraeuropee di Lugano si presenta come un’importante occasione per gettare un ponte, costruito con il linguaggio universale dell’arte e della cultura, verso questo Paese orientale di impagabile bellezza.
La mostra, intitolata “Dana. L’arte birmana del dono”, si presenta, nelle parole del direttore del Museo delle Culture, Francesco Paolo Campione, come «un’opportunità unica per approfondire tematiche antropologiche, artistiche e culturali dell’Indocina e della religiosità buddhista, oltre che un progetto manageriale esemplare nel campo della museografia: preservare la memoria per creare una rete di multiculturalismo è il compito che oggi si deve dare l’Occidente, e in questo senso il museo che dirigo fa politica culturale, lo dico con profonda convinzione».
Il Museo delle Culture è in effetti la dimostrazione di come, con le giuste scelte manageriali, le idee e le competenze, un piccolo ente possa divenire punto di riferimento nel panorama culturale internazionale. L’ente luganese ha dimostrato di essere ben più di un tempio per collezionisti: da qui sono partiti progetti di ricerca scientifica di altissimo livello come quello che ha alimentato la mostra sulla Birmania. Un progetto realizzato in collaborazione con il Franklin College e con il sostegno economico della Fondazione “Ada Ceschin Pilone” di Zurigo.
La mostra – che raggruppa 63 opere di una più ampia collezione d’arte e cultura generosamente depositata dal collezionista Willem Peppler – ha infatti dato il via a un lungo e paziente lavoro di ricerca e catalogazione al quale hanno collaborato alcuni dei massimi esperti al mondo sull’arte birmana. Il catalogo della mostra – che il comasco Francesco Paolo Campione non ha esitato a definire «il migliore in lingua italiana, un testo di riferimento per chiunque si accinga a studiare l’arte birmana» – è a cura di Céline Coderey, collaboratrice scientifica del museo luganese.
Gli oggetti in mostra (databili tra il XIX e XX secolo) sono stati collocati in quella che potrebbe essere la tipica casa birmana, con tutti i significati pratici e simbolici che essa contiene. Recipienti per le offerte, portavivande, riproduzioni dei “nat”, gli spiriti protettori, e poi uno spazio per i veri protagonisti, i Buddha, che occupano la scena con la loro magnificenza di dorature e laccature, e con la serafica posa con cui legano a sé l’alto e il basso, la terra e lo spirito. Il filo conduttore che unisce tutti gli oggetti è il dono: «La vita di ogni birmano – ha spiegato Céline Coderey – è incentrata sul concetto del dono che è “arte di vivere” e “arte morale” perché esso beneficia chi lo fa e chi lo riceve, contribuendo così a una maggiore armonia fisica, spirituale e persino cosmica».
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 5 gennaio. Orario: martedì-domenica: 10-18; domenica 1° dicembre e il 5 gennaio ingresso gratuito. Info: 004158.86.66.960; e-mail info.mcl@lugano.ch; www.mcl.lugano.ch.

Katia Trinca Colonel

Nella foto:
A sinistra, raffigurazione del nat Kyaw Swa, proveniente dalla Regione di Mandalay. Sopra, recipiente cerimoniale d’argento. A destra, recipiente per betel dorato e decorato con motivi geometrici. Sotto, statua di Buddha seduto sul trono di Indra, costituito da un guscio di tartaruga sorretto da tre elefanti
8 Novembre 2013

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