Cronaca

Carioni “commissario” a oltranza «Non è normale, ma vado avanti»

altGli ex capigruppo di Pd e Pdl in coro: «Situazione anomala e ingiustificabile»
Un Paese che fa a meno del governo può permettersi certamente di commissariare sine die una Provincia. L’Italia del 2013 è una nazione a pezzi. Da tutti i punti di vista.
Quello istituzionale non fa ovviamente eccezione. A Roma si discute e in periferia la democrazia viene espugnata. Se ne rende conto benissimo anche chi, suo malgrado, partecipa a questo gioco al massacro. Senza averne alcuna responsabilità.
Leonardo Carioni regge da quasi un anno, in qualità di commissario di governo

, la Provincia di Como. Dopo aver guidato per dieci anni Villa Saporiti, vincendo due volte le elezioni alla guida di una coalizione di centrodestra, Carioni era stato insediato dal Viminale nel ruolo di commissario per gestire la transizione da un sistema all’altro di governance degli enti secondari. La crisi di fine 2012 e il collasso politico-istituzionale italiano seguito alle elezioni di fine febbraio hanno fatto sì che l’incarico di Carioni si proiettasse in un tempo indefinito.
«Non è una situazione normale – dice l’ex sindaco di Turate – Me ne rendo conto. Ma siamo in emergenza, bisogna dare continuità alle istituzioni».
Carioni – di fatto – governa Villa Saporiti da solo, con l’ausilio di due sub commissari, nominati dalla Prefettura e che lo affiancano nella gestione corrente.
«Porto avanti il lavoro come facevo prima. Non è cambiato molto, se non che siamo praticamente senza soldi. Prima, avevo gli assessori, adesso mi restano i dirigenti e i due sub commissari. È chiaro che manca la funzione di controllo e di dialogo con il consiglio, ma la realtà è questa, bisogna prenderne atto».
Un uomo solo al comando, insomma, con risorse sempre più scarse e possibilità di manovra sempre più strette. «Il patto di stabilità ha bloccato i pagamenti alle imprese, noi portiamo avanti i progetti avviati negli anni scorsi: dalla ristrutturazione del battello Patria ai cantieri sulla Novedratese, alla galleria di Pusiano. Per asfaltare le strade, sistemare le scuole o fare interventi sulle infrastrutture la politica non è indispensabile».
La politica serve, invece, per «tutta la parte della programmazione – dice ancora Carioni – Tuttavia, senza soldi non fai niente e noi non abbiamo più nulla. Siamo stati costretti a tagliare ogni genere di finanziamenti superflui».
Mentre il commissario-presidente va avanti suo malgrado e a forza di schivare le trappole di bilancio innescate dai tagli centrali, la politica si interroga su una situazione obiettivamente insostenibile. Serafino Grassi, ultimo capogruppo Pdl in consiglio provinciale, è netto nel suo giudizio.
«In Italia non c’è nulla di più definitivo delle cose provvisorie. Le Province dovevano essere abolite ma la riforma è rimasta a metà. Così adesso abbiamo ectoplasmi con organizzazioni dirigenziali che non sanno cosa fare. Tutto questo si rifletterà in futuro sugli investimenti. È una situazione paradossale, i più danneggiati sono i Comuni che non hanno più alcuna possibilità di avere un rapporto politico con un ente che ha comunque funzioni programmatorie importanti».
Chiara Braga, deputata Pd e a lungo consigliere provinciale, insiste sulla «anomalia» di un «commissariamento che poteva avere un senso come situazione ponte nelle more del completamento della riforma, ma che adesso è un problema politico autentico, sebbene di difficile soluzione».
Identico parere esprime anche Mauro Guerra, ultimo capogruppo del Pd a Villa Saporiti e oggi deputato in Parlamento. «Per sbloccare la situazione ci vogliono un governo e un Parlamento che portino a compimento la riforma. Questa è una delle tante situazioni insensate nelle quali ci troviamo. È chiaro che un lunghissimo commissariamento non può che essere negativo, ma da questa storia si esce soltanto con un provvedimento normativo».

Nella foto:
Leonardo Carioni regge la Provincia di Como ormai da 10 mesi quale commissario nominato dal governo
31 marzo 2013

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