Cartelloni addio, spariscono i volti dei candidati. Campagna elettorale ormai quasi tutta online e in tv

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Tramonta un simbolo
Cambiano le abitudini, gli spazi della comunicazione si fanno sempre più virtuali. E la controprova è sotto gli occhi di tutti. I cartelloni che una volta erano terra di conquista per le pattuglie notturne di militanti “attacchini”, oggi sono desolatamente vuoti. Spazi bianchi, sui quali spiccano soprattutto i numeri progressivi che ne identificano i legittimi “possessori”. La legge elettorale, ormai vecchia di oltre 50 anni (risale, nella sua prima versione, addirittura al 1959), impedisce le affissioni pubblicitarie durante i 30 giorni della campagna elettorale «fuori dagli spazi».

Per decenni partiti e candidati si sono sfidati a colpi di pennellesse e colle più o meno artigianali. Solitamente di notte, le squadre di iscritti facevano il giro per riempire con simboli e grandi facce tutti i cartelloni disseminati nelle città e nei paesi. Le serate trascorse in questo modo erano un vanto, una necessaria, indispensabile gavetta per chi aspirasse a ruoli futuri di un qualche rilievo.
Oggi le cose sono irrimediabilmente cambiate. Basta gettare un occhio distratto sui tabelloni cittadini per capire quanto poco efficace sia considerato il manifesto. Quasi nessuno ricorre alla vecchia carta colorata, le campagne elettorali ormai si fanno sul web e in televisione. Pennelli, secchi di colla e leggende metropolitane sono al capolinea.

Nella foto:
In città, così come in provincia, i cartelloni elettorali sono quasi sempre desolatamente vuoti. I candidati e i partiti hanno ormai abbandonato l’idea di utilizzare i manifesti per la propria propaganda elettorale (foto Fkd)

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